venerdì, Ottobre 7, 2022

La missione di Delta, un nuovo tipo di western che parla del paese reale

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«Con Michele ci siamo conosciuti perché io facevo il sorvegliante notturno in un palazzo e lui veniva lì a fare i provini di quello che sarebbe stato il cortometraggio per il diploma al centro sperimentale di cinematografia. Dicono che trovare un amico sia un regalo che la vita ti fa. In questo caso ancora più grande perché, oltre che essere un amico, Michele è una persona di enorme talento», dice Borghi.

L’idea di Delta nasce qualche anno fa. All’epoca, Vannucci risiedeva a Bologna. «Leggendo il libro di Paolo Rumiz, Morimondo, diario di un viaggio lungo il fiume, mi sono imbattuto in una testimonianza di quelli che venivano chiamati i pirati del Po: pescatori di frodo stranieri avvistati lungo gli argini». Per due anni, il regista, insieme a Matteo Vieille, il direttore della fotografia, ha raccolto le testimonianze dei pescatori e della gente del posto e ha realizzato un reportage fotografico.

Delta, però, non è un film realistico. Anche se la prima parte può dare quell’impressione, la seconda vira verso il thriller. O come dice Borghi diventa «un western contemporaneo». Con al centro il duello fra i due protagonisti, senza un buono e un cattivo.

L’obiettivo è far sorgere domande nello spettatore più che fornire risposte: qual è il limite di sopportazione prima di reagire alla violenza? Cosa lascia, la violenza, nell’anima di chi la compie? E quando il non agire ci rende complici?

«Elia è un personaggio complesso», spiega Borghi. «In un Paese razzista, come abbiamo scoperto essere l’Italia, è importante costruire personaggi di stranieri capaci di generare empatia. Quello che Elia fa, il bracconaggio, è un crimine, ma lui non è esattamente un criminale».

A parte i due protagonisti e le due interpreti femminili – Greta Esposito che è Nani, la sorella di Osso ed Emilia Scarpati Fanetti, nella parte di Anna, che lavora in un bar della zona e simpatizza per Elia – il resto del cast è composto da attori non protagonisti, molti dei quali sono proprio quelli che hanno ispirato i personaggi del film. «Osso esiste davvero e nella prima scena che ho girato, dove parlo al circolo degli ambientalisti, ce l’avevo davanti in mezzo agli altri ambientalisti, veri pure loro», racconta Lo Cascio.

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