venerdì, Ottobre 7, 2022

Giorgio Minisini, oro nel nuoto artistico «per superare i pregiudizi»

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Un romano, a Roma, con una medaglia d’oro al collo mentre, commosso, ascolta sul podio l’inno di Mameli. È la storia perfetta che ha saputo scrivere Giorgio Minisini, che ha conquistato la medaglia d’oro agli Europei nel nuoto artistico. Prima, storica vittoria per l’Italia in questa specialità. Un risultato straordinario che ha mandato in delirio il pubblico sulle tribune, tutto per lui.

Ma l’oro di Minisini porta con sé molto altro, una rivoluzione in un mondo considerato esclusivamente femminile, e che invece negli ultimi anni ha aperto le porte anche agli uomini. Il primo fu l’americano Bill May, cui fu impedito di prendere parte alle Olimpiadi di Atene 2004 per questioni di genere. Fortunatamente, però, tra le specialità del nuoto sincronizzato è stato introdotto il Duo misto, formato da un uomo e da una donna, e alla prima occasione (i Mondiali di Kazan nel 2015) per lui fu subito oro. 

Minisini ha conquistato il successo nella specialità del Solo maschile, e il fatto che fossero soltanto tre gli atleti a gareggiare (medaglia d’argento per lo spagnolo Diaz del Rio e bronzo per il serbo Martinovic) dice molto su quanta strada ci sia ancora da fare.

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Lotta ai pregiudizi

La grande fatica di Giorgio Minisini non è stata soltanto quella sopportata nelle centinaia di ore in vasca e in palestra, ma anche (e soprattutto) quella per allontanare i pregiudizi che lo hanno da sempre accompagnato. Lui, figlio d’arte (la mamma Susanna De Angelis è un’ex sincronette e suo padre Roberto Minisini è un giudice internazionale di nuoto sincronizzato) ha purtroppo dovuto sempre fare i conti con quella velenosa e sbagliatissima equazione per cui nuoto sincronizzato uguale donne. Come se per gli uomini fosse un tabù, un po’ come la danza classica o chissà quali altri lavori giudicati poco maschili. Lui ha iniziato a muoversi leggero e potente in acqua quando era ancora un bambino, e fin da allora le voci striscianti a bordo vasca dicevano sempre le stesse cose, come qualche tempo fa ha raccontato al Corriere della Sera: «Fare nuoto sincronizzato doveva per forza essere associato all’essere omosessuale, quindi con un doppio pregiudizio da affrontare: primo che mi etichettassero come qualcosa che non ero, e poi che lo considerassero, eventualmente, un male. Sapevo che la domanda ‘ma è gay?’ veniva posta di continuo alle mie compagne e io dovevo sempre far vedere di essere quello che sono e anche di non essere quello che non sono. Però onestamente, di questo non mi è mai importato». È andato oltre, troppa la passione per l’acqua, troppa la voglia di mostrare una straordinaria forza fisica nel sollevare le compagne in coreografie difficili e impegnative: «Da una parte essere l’unico mi pesava, significava essere sempre una novità per qualcuno. Dall’altra mi gasava, potevo esplorare un’area totalmente libera». Ma ne è valsa la pena, perché negli ultimi anni nel Duo misto ha fatto incetta di medaglie, con tre ori, tre argenti e due bronzi in quattro edizioni dei Mondiali. 

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