martedì, Settembre 27, 2022

Perché la Cina punta su film e libri di fantascienza

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In principio fu Zheng Wenguang. Nato in Vietnam e trasferitosi in Cina a 18 anni, nel 1947, quando ancoa non era Repubblica Popolare. È lui che viene ritenuto il “padre della fantascienza cinese” per la pubblicazione del suo racconto breve Dalla Terra a Marte nel 1954. Quando Mao Zedong lanciò la Rivoluzione Culturale nel 1966 la fantascienza sparì dalla galassia cinese. Per poi ricomparire, nel 1979, con il primo romanzo lungo di Zheng, Flyto Centaurus. È la base di un’epica che negli ultimi anni è stata rilanciata con enorme vigore da una generazione di nuovi autori cinesi. Con la partecipazione attiva del governo, interessato alla costruzione di una mitologia cinese veicolata soprattutto attraverso il cinema e la televisione. Ai classici drammi storici, si aggiunge ora la fantascienza, ovviamente con tratti patriottici come tutti gli altri generi che Pechino spinge sul grande schermo.

Il centro di gravità di un genere che in Cina sta conoscendo un successo enorme sia nella produzione letteraria sia in quella cinematografica è Liu Cixin, l’autore di fantascienza cinese più noto anche a livello internazionale. Il suo celeberrimo Il problema dei tre corpi, pubblicato nel 2008, è diventato rapidamente uno dei maggiori bestseller della letteratura cinese. Ma sono poi emersi tanti altri nomi, a partire dalla talentuosa Hao Jingfang, che con il suo acclamato Pechino pieghevole è diventata la prima autrice cinese ad aver vinto lo Hugo Award. Passando poi a Han Song, giornalista dell’agenzia di stampa di stato Xinhua e autore de I mattoni della rinascita. Automazione, intelligenza artificiale, commistione tra diversi piani di realtà e situazioni grottesche sono alla base di questa produzione letteraria che in Cina viene definita “ultra-irrealistica” ma che in realtà poggia le sue basi su una realtà che corre forse troppo veloce, rischiando di alienare chi ne fa parte.

La fantascienza cinese alla conquista del grande schermo

Se in letteratura le briglie sono piuttosto sciolte, la fantascienza al cinema assume una valenza non solo culturale ma anche retorica e politica. E dire che nel 2011 l’Amministrazione di Stato per la Radio, il Cinema e la Televisione aveva scoraggiato produzioni cinematografiche e televisive che includessero “fantasia, viaggi nel tempo, storie mitiche, trame bizzarre, tecniche assurde, persino la propagazione di superstizioni feudali, fatalismo e reincarnazione, lezioni morali ambigue e mancanza di pensiero positivo”. Solo qualche anno dopo, queste istruzioni erano diventate un lontano ricordo.

La tendenza di interesse cinese verso il genere fantascientifico comincia prima, ma il grande pubblico soprattutto internazionale se ne accorge con l’uscita del kolossal The Wandering Earth, basato su un romanzo proprio di Liu Cixin. Con un budget da circa 50 milioni di dollari, il film ne incassa 700, diventano il film di produzione non americana con maggiori incassi nella storia del cinema mondiale alle spalle del solo Wolf Warrior 2, un thriller sempre cinese del 2017. La fama della pellicola prosegue dopo la sua acquisizione da parte di Netflix e influenza non poco la produzione cinematografica degli scorsi anni.

La fantascienza per creare un’epica del soft power cinese

Ma la fantascienza cinese sul grande schermo è molto più del solo The Wandering Earth, che avrà comunque un sequel al cinema nel 2023. Nelle scorse settimane, per esempio, ha ottenuto un grande successo Journey to the West di Kong Dashan. Se The Wandering Earth raccontava un’impresa eroica nello spazio guidata da un astronauta cinese, Journey to the West è una sorta di Incontri ravvicinati del terzo tipo con caratteristiche cinesi. Tang Zhijun, un redattore di mezza età di una rivista di Pechino, si reca in un villaggio remoto per indagare sull’avvistamento di massa di un oggetto volante non identificato. Lì incontra un poeta locale che afferma che la risposta al mistero si trova su una montagna.

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