martedì, Settembre 27, 2022

Caccia al serial killer: da Lombroso al profiling

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Cesare Lombroso è considerato il padre dell’antropologia criminale. I suoi studi hanno indagato mente e corpo dei criminali. Perché Lombroso non solo cercava il male, ma voleva proprio vederlo. Toccarlo con mano. L’idea di base era più o meno quella ripresa, parecchi anni dopo, nel film Minority Report. Anche se sembra assurdo dirlo. Eppure il sogno di Cesare Lombroso era individuale il male prima che facesse danni. Proprio come fanno i precog nel film di Steven Spielberg. 

Il più grande limite di Lombroso è stato lui stesso: il fatto che verificasse i dati invece di falsificarli. In sostanza andava in cerca di conferme a quanto ipotizzava invece di smontare le tesi, un pezzo dopo l’altro, per capire se avessero un fondamento. La disperata, frenetica, ricerca di quella che aveva battezzato “fossetta occipitale”, un avvallamento all’interno della scatola cranica, dove secondo lui risiedeva il male. Secondo le sue statistiche, compilate dopo aver aperto una quantità non indifferente di crani di criminali, veri o presunti, alcuni individui erano cattivi per natura, proprio per via della fossetta occipitale, altri invece no. 

Il problema, come ben si può immagine, è che per scoprire quell’avvallamento era necessario che la persona fosse morta, così da procedere con l’apertura del cranio. Fatto del tutto invalidante, se si voleva prevenire il crimine bandendo preventivamente l’individuo dalla società. Frustrato e deluso, Lombroso, verso la fine della carriera, ha una deriva clamorosa verso il soprannaturale, sedute spiritiche incluse che disgraziatamente vanno a inficiare anche quello che del suo lavoro sarebbe stato salvabile. L’avvento del fascismo e del nazismo non gli giovano, anzi. Le sue teorie sull’uomo e sulla donna delinquenti verranno manipolate e utilizzate dalla propaganda per incarcerare chiunque fosse avverso al regime. Per Lombroso, infatti, era sufficiente soppesare l’aspetto fisico per decretare che la persona fosse, di volta in volta, ladro abituale, cretino o assassino. Le sopracciglia unite, le orecchie con l’attaccatura troppo bassa, il prognatismo. Tutti elementi a cui il padre dell’antropologia criminale dava una valenza scientifica che, nemmeno a dirlo, non avevano. E non hanno. Anche se è capitato a molti di pensare, in merito ad altri: “Con quella faccia non poteva che essere un assassino” o nella variante più stringata: “Si vede dalla faccia che è colpevole”. 

In sostanza in molti sono disposti, ancora oggi, a credere al marchio invisibile di Caino: dagli occhi che non dicono tutta la verità alla faccia porcina passando per l’andatura sospetta. Senza poi far caso che, in parecchi casi, assassine e assassini sono di aspetto normale, addirittura gradevole, se non già affascinante. E allora, come la mettiamo? Cosa avrebbe detto Lombroso di quelle simmetrie invidiabili del viso e delle proporzioni degli arti? Probabilmente, avesse avuto ancora più tempo, si sarebbe ricreduto. Ma Lombroso soffriva di quella che va sotto il nome di “innamoramento della tesi”: non aveva, cioè, alcuna intenzione di sbugiardarsi. Non per orgoglio né probabilmente per vergogna. Solo per passione. Voleva, voleva davvero, che le cose fossero come se le era figurate. In un eccesso di narcisismo che, di solito, è quello che infine rovina tutto.

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