martedì, Settembre 27, 2022

Geografia delle potenze del Sud-Est asiatico

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L’immenso arcipelago è il centro nevralgico del Sud-Est asiatico. A Giacarta ospita la sede dell’Asean ed è la principale economia del blocco. Non a caso è l’unico paese della regione che fa parte del G20. Proprio per il 2022 detiene la presidenza di turno, elemento che ha portato l’Indonesia ad assumere un ruolo di primo piano anche sulla guerra in Ucraina. Il presidente Joko Widodo è stato di recente in viaggio a Kiev e Mosca dove ha incontrato sia Volodomyr Zelensky sia Vladimir Putin, unico leader asiatico a farlo. In autunno ospiterà il summit del G20 nel celebre resort turistico di Bali. Ex colonia olandese, dopo l’indipendenza ottenuta del 1949 fu teatro del regime autoritario di Ahmed Sukarno prima e di Mohamed Suharto poi, in seguito al golpe militare del 1965. Dal 1999 è iniziata la transizione verso la democrazia. Widodo sta completando il suo secondo mandato presidenziale e si tornerà a votare nel 2024. L’Indonesia è ricca di risorse di energia fossile come il carbone e di materie prime come il nichel, molto ambito per le sue applicazioni nello sviluppo tecnologico. L’Indonesia è famosa per essere il paese musulmano più grande al mondo con una popolazione di oltre 250 milioni di persone. Nel paese ci sono circa 300 diverse etnie.

Singapore

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Se l’Indonesia è il centro economico dell’Asean, Singapore è il suo centro finanziario. Singapore è una città-stato con una storia affascinante. Colonia britannica, poi regione autonoma nella federazione della Malesia, infine dal 1965 repubblica indipendente. Simbolo del possibile successo ottenibile anche da paesi di piccole, o piccolissime, dimensioni. Ha una forte stabilità politica dettata dal fatto che il governo è sempre stato guidato dal Partito d’azione popolare, coi critici che lo ritengono un regime semi autoritario. Il potere è stato detenuto per decenni dal padre della patria Lee Kuan Yew e ora dal figlio Lee Hsien Loong, che si prepara a cedere il passo nei prossimi anni. La città-stato è già un hub finanziario senza eguali nel Sud-Est asiatico ed è sempre più un centro di finanziamento all’ingrosso di primo piano nei mercati del debito e delle azioni per l’intera regione asiatica. È il quarto centro di cambio più grande al mondo e dispone di capacità di finanziamento in dollari molto elevate. Il flusso di investimenti e depositi bancari è ulteriormente aumentato dopo la “normalizzazione” di Hong Kong, alla quale ora contende il ruolo di principale hub finanziario dell’Asia. A livello sociale, la sua popolazione è composta da tre gruppi etnici principali di cui quello cinese (74,3%) è il dominante, seguito dal malese (13,4%) e da quello indiano (9%).

Vietnam

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Il Vietnam ha conosciuto una grande ascesa negli ultimi anni. Da tanti punti di vista: commerciale, digitale, sociale, politico. Una tendenza che ha conosciuto una grande accelerazione nel 2020. Nel primo anno pandemico, mentre tutto il mondo vedeva crollare l’economia, Hanoi è cresciuta del 2,9%, più della Cina (+,23%). I semi del progresso sono stati gettati nel 1986, con il lancio delle riforme del Doi Moi, programma che ha consentito il passaggio da una pianificazione centralizzata a un’economia di mercato a orientamento socialista, con qualche anno di ritardo dalla “grande apertura” di Deng Xiaoping. Il Vietnam, sempre con qualche anno di ritardo rispetto alla Cina, è entrato nell’Organizzazione mondiale del commercio nel 2007 e nel nuovo millennio ha elevato 45 milioni di persone da una condizione di povertà assoluta. Il basso costo del lavoro, nonché la guerra commerciale e tecnologica tra Stati Uniti e Cina, sono stati elementi a favore di Hanoi, che ha accolto e continua ad accogliere la delocalizzazione di linee produttive in fuga dai dazi di Washington e ora anche dai lockdown ordinati da Pechino. A livello politico, è il paese del Sud-Est asiatico più deciso nel difendere le proprie rivendicazioni nel mar Cinese meridionale. La presidenza di turno Asean di Hanoi del 2020 ha prodotto il primo documento regionale congiunto di sempre sull’argomento. Da tempo il Vietnam sta migliorando le relazioni con le potenze medie asiatiche come Giappone, Corea del Sud, India e Australia (con diversi accordi commerciali ma anche militari) e con l’Unione europea, con la quale negli scorsi anni ha sottoscritto un accordo di libero scambio.

Filippine

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Ex colonia spagnola ed ex possedimento degli Stati Uniti, le Filippine rappresentano invece un paese chiave dal punto di vista geopolitico e strategico. La posizione al centro della prima catena di isole dell’Indo-Pacifico rende il ruolo e il posizionamento di Manila a dir poco cruciali. Storico alleato degli Usa, l’avvento dell’ex presidente Rodrigo Duterte ha portato a forti cambiamenti e dubbi sulla postura filippina. Nonostante la sentenza a suo favore di un tribunale internazionale sulle dispute nel mar Cinese meridionale, Duterte ha scelto di avvicinarsi a Pechino minacciando di rompere gli accordi di sicurezza con Washington. L’arrivo di Joe Biden sembra aver ricomposto la situazione e gli accordi in materia militare sono stati infine rinnovati. Ma ora ci sono nuove incognite con la vittoria alle elezioni dello scorso maggio di Ferdinand Marcos Jr., il figlio del dittatore che governerà per 6 anni insieme proprio alla figlia di Duterte, Sara, come vicepresidente. Il padre di Marcos ha governato il paese per 21 anni fino al 1986 eliminando sistematicamente l’opposizione e, secondo le accuse, impossessandosi di una quantità enorme di denaro pubblico. A livello interno, restano attivi diversi gruppi armati legati all’integralismo islamico, mentre la guerra alla droga di Duterte che ha causato migliaia di omicidi extragiudiziali ha lasciato un segno sociale forse indelebile. 

Thailandia

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La Thailandia è conosciuta innanzitutto per essere una delle mete turistiche più ambite al mondo. Sede del regno del Siam, il paese che dal 1939 è conosciuto come Thailandia è l’unico della regione a non essere mai stato conquistato e colonizzato da potenze straniere. Ancora oggi è una monarchia costituzionale a regime parlamentare, dove tra il re e i partiti civili il ruolo di deus ex machina è comunque svolto dall’esercito che mantiene sotto tutela il farraginoso processo di transizione democratica. Negli ultimi anni il paese è stato teatro di dure proteste di attivisti pro democrazia che criticavano la monarchia e l’esercito, chiedendo riforme elettorali, sociali e costituzionali. Gli attivisti thailandesi ricoprono una posizione importante all’interno della cosiddetta “Milk Tea Alliance”, movimento transnazionale che riunisci attivisti di diversi paesi e territori asiatici. Il turismo pesa per circa un terzo dell’economia nazionale e Bangkok punta ora a un rilancio completo dopo i due anni persi a causa della pandemia.

Malesia

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