martedì, Settembre 27, 2022

Produzione del litio in ginocchio, fabbriche chiuse: la Cina fa i conti col caldo record

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La crisi energetica e le ondate di calore di quest’estate hanno messo in ginocchio l’economia cinese, tant’è che Toyota Motor Corp. e CATL sono state invitate dal Governo di Pechino a chiudere le loro fabbriche nella provincia di Sichuan. L’impianto giapponese riaprirà dopo il 20 agosto, la stessa data è stata ipotizzata anche per il produttore di batterie per auto elettriche (leader del mercato con una quota del 35%).

Mancanza di energia e caldo sono strettamente correlate, con la prima diretta conseguenza della seconda. Nella provincia cinese di Sichuan, infatti, la stragrande maggioranza delle attività dipende dall’energia idroelettrica, e la fortissima siccità che ha colpito (anche) il Paese asiatico ha ridotto pesantemente la disponibilità di acqua (i serbatoi sono ormai a secco). A questo si aggiunga anche la domanda di energia cresciuta esponenzialmente a livello domestico per i condizionatori.

Si tratta di un’area particolarmente importante per l’automotive, in quanto fonte di materiali indispensabili nella filiera delle vetture elettriche (litio su tutti). E ad essere colpite non sono solo Toyota e CATL: anche Volkswagen ha annunciato problemi di produzione nell’impianto ubicato nella stessa regione a causa di interruzioni di corrente, Foxconn stessa ha ammesso qualche rallentamento che tuttavia non sembra aver pregiudicato le tempistiche per la produzione di iPad.

Come ricorda Bloomberg, la crisi energetica sembra essere limitata alla provincia di Sichuan, e dunque non è estesa all’intera Cina. A prima vista pare una buona notizia, ma se si pensa che proprio in quell’area – così dipendente dall’idroelettrico – sono ubicate alcuni dei più importanti impianti del settore automotive e che la sua economia è superiore a quella turca, allora si capisce la vera portata del problema. Diverse altre regioni si sono affidate al carbone, incrementandone lo sfruttamento del 15% rispetto al 2021.

La situazione non sembra migliorare nemmeno in questi giorni: si parla di razionamento dell’energia elettrica anche nelle case e negli uffici, che rischiano così di restare senza aria condizionata nonostante le elevate temperature esterne che, in alcuni casi, hanno superato i 40 °C. E alla crisi energetica si affianca quella alimentare, con i raccolti ormai danneggiati dal caldo.

Sarà inevitabile un incremento dei costi sia del litio che del polisilicio, quest’ultimo indispensabile per la realizzazione di impianti fotovoltaici.

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