venerdì, Ottobre 7, 2022

Sul cammino di Francesco, per 20 km al giorno, con disabili e fragili. Dal Casentino a Roma, per un mese, la parola d'ordine è inclusività

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E’ uno dei cammini più antichi e più recenti. Costruito sulle vie, i sentieri, i paesaggi (alcuni ancora incontaminati) che ottocento anni fa fecero da scenario a un gruppo di frati che, camminando, stavano costruendo uno dei più grandi messaggi d’amore della storia. E’ la via di Francesco, le centinaia di chilometri attraverso le meraviglie naturali e storiche del Centro Italia che il santo di Assisi percorse tra Umbria e Lazio per predicare, creare eremi e monasteri, fino ad arrivare a Roma.

Quasi cinquecento chilometri duri e spesso solitari. Lontani, per intenderci, dal Camino di Santiago. E anche faticosi, in più tappe bisogna prepararsi anche a mille metri di dislivello in un giorno: i frati erano camminatori instancabili, non si arrestavano di fronte alle asperità e del loro passaggio hanno lasciato testimonianze emozionanti. Dal convento de La Verna – in Toscana – attraverso le città umbre fino a Spoleto e alla Valnerina, per entrare nel Lazio e risalire alla Valle di Rieti (la Valle Santa) con i suoi indimenticabili monasteri (non solo Greccio), e poi prendere la via di Roma.

Su queste strade, un passo alla volta, Francesco ha fatto crescere un rivoluzionario messaggio di inclusione per gli uomini e per la natura. Non è difficile pensare che – tra le migliaia di pellegrini che ogni anno le percorrono – il gruppo che il 19 agosto parte da San Pietro per arrivare a La Verna sarebbe stato per lui il compagno di cammino perfetto.

Il Santuario della Verna, nell'Aretino, non lontano dal confine con la provincia di Forlì-Cesena (foto Arturo Cocchi)

Il Santuario della Verna, nell’Aretino, non lontano dal confine con la provincia di Forlì-Cesena (foto Arturo Cocchi) 

Il progetto si chiama InSuperAbile, ed è al suo secondo appuntamento. Una staffetta dell’inclusione lunga 25 giorni e poco meno di 500 chilometri lungo i quali molti gruppi di persone con diverse fragilità, patologie e disabilità seguiranno a passo lento le vie legate alla memoria del santo di Assisi, “passandosi – spiegano gli organizzatori – un simbolico testimone di speranza, rinascita e di nuove aperture verso l’indipendenza, l’autosufficienza e la fiducia in sé stessi”.

Ma è anche una via che si apre: i Cammini possono dunque essere per tutti e chiunque – a questo punto – saprà di poter intraprendere, sulle loro tracce, almeno una parte del Cammino di Francesco con le forze che ha, i propri tempi e la fiducia di potercela fare.

La scelta è stata di privilegiare l’Italia. “Abbiamo cammini bellissimi con una ricchezza artistica e storica pazzesca. E quindi prima di andare a Santiago abbiamo pensato fosse meglio percorrere l’Italia in lungo e in largo”. Il primo esperimento, lo scorso anno, ha portato centinaia di persone di Associazioni provenienti da tutta Italia a partecipare ad una staffetta di un mese per mille chilometri lungo la via Francigena, fino all’incontro con papa Francesco.

Il motore è l’Asd Running Team di Gabriele Rosa che da anni organizza progetti sociali legati allo sport. Lui, ottantenne, è uno degli allenatori più famosi al mondo, il medico che vide correre i ragazzi degli altipiani africani per andare a scuola o per spostarsi da un villaggio all’altro, e creò i progetti perché potessero correre per sport: arrivarono i “figli del vento”, e da quel momento cambiò la storia dell’atletica mondiale.

Lo spirito è lo stesso ed i progetti si sono moltiplicati fino ad arrivare al camminare, che può essere affrontato con meno allenamenti e ostacoli della corsa. “Il movimento – dice Gabriele Rosa – corretto e supervisionato, attraverso un gesto semplice come il cammino o la pedalata, è una pratica dalla quale tutti possono trarre notevoli vantaggi, ed è anche un mezzo per prevenire e rallentare i sintomi di numerose patologie, creare un supporto psicologico insostituibile in persone con disabilità fisiche e cognitive a cui garantisce un maggiore grado di sicurezza e di autostima”.

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Insieme alla Lamu (la Libera Associazione del Movimento Utile) è nata l’idea di “fare squadra”, coinvolgere più realtà e – è il caso di dirlo – metterle in cammino. Impossibile citarle tutte. Tre si sono messe in movimento una settimana prima lungo la Francigena, in un prologo che passerà il testimone al primo gruppo che parte da Roma. Sono Aole, PedalAbile, Se vuoi Puoi.

Le loro prime impressioni: “Per me la strada è una sensazione bellissima, ti porta a misurarti e a confrontarti con tutti. Ho la sclerosi multipla da anni e camminando voglio rompere lo stereotipo che ci vede solo in sedia a rotelle o con un bastone”. “Con noi stanno camminando ragazzi down, senza differenze. Vorrei che la finissimo con i ragazzi supereroi, i genitori supereroi… qui c’è un gruppo di sedicenni che viaggiano da soli, hanno le normali necessità degli adolescenti e in più si stanno sparando un pezzo di Francigena!”. “Il nostro obiettivo è un mondo inclusivo non a parole. Diciamoci la verità, spesso la disabilità è negli occhi di chi la guarda. Basta cambiare il modo di guardare… ed ecco che sei in cammino sulla via di Francesco”.

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