venerdì, Ottobre 7, 2022

Il robot di Google che impara a fare cose navigando su internet

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Google e altri colossi tecnologici fanno ampio uso di questi modelli linguistici di grandi dimensioni per la ricerca e la pubblicità. L’ex ingegnere di Google Blake Lemoine è stato recentemente licenziato dopo aver annunciato pubblicamente di essere convinto che un chatbot alimentato dall’intelligenza artificiale (Ai), chiamato LaMda, fosse diventato senziente. Un vicepresidente di Google, ancora in servizio presso l’azienda, ha scritto su The Economist che chiacchierando con il bot ha avuto l’impressione che fosse “intelligente”.

Nonostante i progressi, i programmi di intelligenza artificiale sono ancora inclini a fare confusione o a rigurgitare parole senza senso. Anche i modelli linguistici addestrati con testi presi dal web non sono in grado di comprendere la verità e spesso riproducono i pregiudizi o il linguaggio discriminatorio che trovano nei dati utilizzati per l’addestramento.

Il nuovo robot di Google

Il robot presentato da Hausman era alimentato dal modello linguistico più potente lanciato finora da Google, noto come PaLm. Il sistema è in grado, tra le altre cose, di spiegare in linguaggio naturale come arriva a una particolare conclusione quando risponde a una domanda. Lo stesso approccio viene utilizzato per generare una sequenza di passi intermedi che il robot eseguirà per svolgere un determinato compito.

Per creare il nuovo robot maggiordomo, i ricercatori di Google hanno lavorato con l’hardware di Everyday Robots, un’azienda nata dalla divisione X di Alphabet, dedicata a progetti di ricerca “moonshot“, quelli cioè più innovativi e rischiosi. Hanno creato un nuovo programma che utilizza le capacità di elaborazione dei testi di PaLm per tradurre una frase o un comando vocale in una sequenza di azioni appropriate, come “aprire il cassetto” o “raccogliere le patatine”, che il robot può eseguire.

Il robot ha sviluppato il suo repertorio di azioni fisiche attraverso un processo di addestramento separato, durante il quale gli esseri umani controllavano a distanza la macchina farcendogli eseguire compiti come raccogliere oggetti. Il robot può svolgere una serie limitata di azioni all’interno del suo ambiente, il che aiuta a evitare che eventuali fraintendimenti da parte del modello linguistico si trasformino in comportamenti errati.

Le competenze linguistiche di PaLm possono consentire a un robot di dare un senso a comandi relativamente astratti. Quando un braccio robotico è stato incaricato di muovere alcuni blocchi colorati e delle ciotole, Andy Zeng, ricercatore di Google, gli ha chiesto di “immaginare che mia moglie sia il blocco blu e io il blocco verde. Avvicinaci.” Il robot ha risposto spostando il blocco blu accanto a quello verde.

I limiti da superare

L’applicazione di modelli linguistici di grandi dimensioni alla robotica è una direzione entusiasmante”, racconta Stefanie Tellex, assistente alla Brown University specializzata nell’apprendimento dei robot e nella collaborazione robot-uomo. Tellex aggiunge però che ampliare la gamma di compiti che un robot può svolgere, in modo che possa soddisfare un numero maggiore di richieste da parte di un essere umano, rimane “un grande problema irrisolto.

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