venerdì, Ottobre 7, 2022

I confini dell'amicizia tra Cina e Russia

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A fine agosto la Cina si è invece unita alle esercitazioni navali russe nel mar del Giappone, nell’ambito delle manovre Vostok 2022 nell’Estremo oriente russo. Il quartier generale delle esercitazioni si trova a Khabarovsk, a soli 30 chilometri dal confine cinese che un tempo era un fronte di tensione tra quelli che ora si definiscono amici “senza limiti”. Lunedì scorso il segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev e l’alto diplomatico cinese Yang Jiechi hanno annunciato un approfondimento della cooperazione militare incontrandosi a Pechino. Ma lo stesso Joe Biden ha riconosciuto, dopo le tante supposizioni dei media americani dei mesi scorsi, che per il momento Pechino non ha fornito alcun aiuto militare a Mosca sull’Ucraina. 

Sul piano commerciale, il continuo annuncio del “nuovo” gasdotto Power of Siberia 2, il cui progetto è stato in realtà svelato per la prima volta nel 2019, fa però capire che al momento non c’è la volontà da parte cinese di fare un passo ulteriore. E questa consapevolezza sembra aver irritato il Cremlino nei mesi scorsi. In particolare tra giugno e luglio, quando Pechino aveva riavviato il dialogo con Washington su iniziativa della Casa Bianca. Il 15 giugno c’è la seconda telefonata dall’inizio dell’invasione tra Putin e Xi. Pochi giorni dopo l’account Telegram General Svr, gestito da un influente ex luogotenente russo, parla di tensioni da parte russa con Putin che nel colloquio avrebbe espresso la sua delusione a Xi per il mancato sostegno ad aggirare le sanzioni occidentali.

Nelle settimane seguenti alla telefonata, a Russia intensifica i passaggi al largo del Giappone. Il 1° e 2 luglio tre navi della marina russa navigano al largo della contea di Hualien, costa orientale di Taiwan. L’intenzione sembra quella di mostrare a Washington coordinamento totale con Pechino, mandando anche un segnale all’amico “senza limiti” avvicinandogli il fronte di crisi. Ma secondo diversi analisti e voci, Pechino non apprezza. Il viaggio della speaker della Camera statunitense Nancy Pelosi a Taiwan ha interrotto quella fase di tentato dialogo tra Pechino e Washington, che ora riprende parzialmente con l’incontro a New York tra Wang Yi e il segretario di Stato Usa Antony Blinken. 

Il governo ha detto di aver esaminato il funzionamento di 30 algoritmi di grandi colossi del digitale, come Alibaba, Tencent e Baidu. È la “nuova normalità” per l’industria informatica locale

I calcoli strategici della Cina

Ma la Cina non ha intenzione di scaricare Putin. Xi sa che anche facendolo non cancellerebbe le tensioni con gli Usa e l’occidente. Ma soprattutto, a Pechino fa comodo avere un partner sempre più legato a sé perché sempre più dipendente. Questo porta vantaggi commerciali e strategici notevoli alla Cina, che può importare energia a prezzi scontati, diffondere l’utilizzo della sua moneta sul piano internazionale e proiettarsi da padrone di casa in Asia centrale e in futuro magari anche sull’Artico. Per le ex repubbliche sovietiche, la Cina agisce ormai come unico garante della stabilità, sia di fronte alle “rivoluzioni colorate” fomentate dall’occidente, sia implicitamente di fronte a eventuali azioni dell’indisciplinato amico russo.

Pechino condanna duramente l’approccio americano non solo a fini retorici da utilizzare sullo Stretto di Taiwan, ma anche perché teme che l’obiettivo finale di Washington sia quello del “regime change” a Mosca. Se Biden va al muro contro muro ideologico, Xi può permettersi ancora meno un crollo di Putin per non stimolare insidiose equazioni. Ecco perché alla Cina, che ci guadagna su una Russia impegnata in Ucraina per legarla a se stessa e chiedere spazio in aree considerate strategiche, l’innalzamento del livello del conflitto spaventa. Se c’è il rischio che Mosca perda e Putin crolli, meglio forse fermarsi in tempo per non dover fare i contri con una Russia non solo indebolita ma sconfitta.

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