martedì, Settembre 27, 2022

Il Signore degli anelli: Gli anelli del potere, episodio 5: è ora di tirare le somme

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Anche l’amicizia tra Durin e Elrond e la cronaca dei rispettivi sforzi per restare solidali mentre l’alleanza tra i rispettivi popoli, i segreti e l’opportunismo remano loro contro, è coinvolgente. Lo stesso non si può dire di altri personaggi inediti, a partire da Bronwyn a Arondir. Non è chiaro perché lei sia la leader eletta della comunità e il personaggio, come la sua relazione con Arondir, continuano a sembrare pallide imitazioni di storie d’amore ben più appassionanti della saga tolkieniana. Di Galadriel abbiamo già detto, e in linea generale si ravvisa sempre più chiaramente un dislivello notato anche in precedenza: alcune linee narrative abbattono l’interesse. Quel doppio pilota, presentato su grande schermo in tutto il suo splendore, era francamente impressionante. La meraviglia della tecnica, la maestosità della produzione, hanno costituito un’esperienza abbagliante. La narrazione si riduceva a una blanda panoramica di una selva di personaggi e di ambientazioni una più suggestiva dell’altra. 

Tirando le somme…

Col trascorrere degli episodi, ma in particolare con questo, si evince la mancanza del sostegno di una sceneggiatura solida, articolata e soprattutto di uno spessore che, al contrario, è sostituito da un narrazione sottile come una lastra di ghiaccio, da dialoghi inconsistenti, da personalità altrettanto inconsistenti. Non è una questione di superficialità, non è colpa di una confezione tanto spettacolare da fagocitare tutto il resto – dove il resto sono la storia e i personaggi – la questione è che la writer’s room non è all’altezza. Non è solo incatenata a un modello di narrazione fantasy obsoleto per i tempi in cui è pubblicata, la serie (ricordiamoci che è inevitabile il confronto con House of Dragon, quasi sovrapposta nella programmazione) Il Signore degli anelli – Gli anelli del potere langue di sostanza. Per quanto grandioso fosse il progetto, tanto è limitata la visione dei suoi autori. 

Nella sua incapacità di offrire personaggi con una profondità e nel gestire un intreccio di trame e sottotrame che siano realmente coinvolgenti si dimostra troppo infantile, troppo ingenua. Non ci piace ricorrere a modi di dire ma la sensazione è di stare di fronte a un gigante dai piedi di argilla. Il confronto con la modernità, la dimestichezza, la sapienza di un team di autori che appare perfettamente in controllo della trama come quello di House of Dragon è inevitabile: viene da pensare che l’innocenza e la semplicità di Gli anelli del potere sia da premiare rispetto alla scafata malizia dello spinoff di Game of Thrones, ma non è così.

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