martedì, Settembre 27, 2022

La battaglia per la privacy nel cuore dell'Europa

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Che tra i due non scorresse buon sangue, si sapeva da gennaio. All’inizio dell’anno il Garante europeo della privacy (Edps) aveva ordinato all’Agenzia comunitaria di polizia, l’Europol, di cancellare tutti i dati di persone che non erano collegate a indagini o reati, al termine di un’inchiesta avviata nel 2019. Per tutta risposta, l’Europol aveva fatto spallucce, affermando che la rimozione di quelle informazioni avrebbe potuto compromettere la sua capacità di analisi di grandi database, come richiesto dal mandato degli Stati dell’Unione

A fianco dell’ufficio di polizia si sono schierati, di fatto, Commissione, Consiglio e Parlamento europei, quando il 27 giugno hanno dato il via libera al regolamento aggiornato di Europol e le hanno assegnato grandi potere sull’uso delle informazioni. In quelle norme di fatto si riconosce all’Europol di poter fare uso di grandi banche dati, anche con dati personali di cittadini del tutto slegati da casi criminali. L’esatto contrario di quanto predicava l’Edps. Motivo per cui, a tre mesi di distanza, il Garante ha impugnato il regolamento davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea. È la prima volta in cui l’ufficio oggi guidato da Wojciech Wiewiórowski arriva fino ai giudici del Lussemburgo per uno scontro diretto con autorità dell’Unione stessa, come confermano fonti interne a Wired. Sono nove, invece, i casi complessivamente incardinati presso il tribunale comunitario che coinvolgono l’Edps.

I nodi:

  1. Tutela dei dati o sorveglianza?
  2. Schiaffo alle istituzioni
  3. Una montagna sempre più alta
  4. La privacy dimenticata

Dalla raccolta dei dati al loro uso in database interoperabili, i programmi dell’Agenzia europea per la sicurezza in mare sollevano questioni di protezione e tutela delle informazioni. La quarta e ultima puntata dell’inchiesta di Wired su Emsa

Tutela dei dati o sorveglianza?

Privacy versus sorveglianza. Sono questi i due principi in gioco nello scontro tra autorità. Da un lato c’è l’Europa che ha forgiato lo scudo del regolamento europeo per la protezione dei dati personali, il Gdpr, diventato un modello globale, ma fatica poi a imbracciarlo, dato che i suoi guardiani sono a corto di risorse. Dall’altro l’Europa della sicurezza e dei confini rigidamente sorvegliata, la fortezza che sta investendo miliardi su tecnologie per aumentare il controllo. Nel braccio di ferro, è la seconda Europa ad avere la meglio. Basti pensare alla rete di alleanze tra le agenzie per la sicurezza che ci mettono gli uomini, come Europol e Frontex (alle frontiere), e quelle che assicurano la tecnologia, come Eu-Lisa. O ai fondi che la stessa Commissione destina a questi progetti. Se Europol può contare su uno staff di mille persone, l’Edps si aggira sul centinaio.

Nel mirino del ricorso ci sono gli articoli 74a e 74b del regolamento licenziato a fine giugno. Il primo regola i casi di indagini in corso e stando al comma c del primo, Europol d’ora in poi potrà maneggiare dati personali di persone che non sono sospettate o già condannate per reati ottenuti prima del 28 giugno, se ritiene che, altrimenti, non sia possibile portare avanti un’inchiesta. La regola vale per i cittadini dell’Unione sia di paesi extra-Ue, l’Edps ne deve essere informato ma, in fin dei conti, la decisione spetta all’Agenzia. In tutti gli altri casi, stando al secondo articoli, i dati devono essere analizzati preventivamente, entro un anno e mezzo dalla ricezione, per verificare se l’agenzia abbia titolo per detenerli. Se la risposta è affermativa, li può conservare per tre anni.

I garanti della privacy al G7 di Bonn

L’incontro dei garanti dei dati personali delle sette economie più potenti al mondo fissa i punti di un flusso libero di dati a livello internazionali. Spingendo su tecnologie di crittografia, regole che minimizzino l’uso di informazioni e standard condivisi

Schiaffo alle istituzioni

È proprio la situazione che il Garante della privacy voleva evitare, quando ha ordinato a Europol di cancellare tutti i dati slegati da casi criminali. E che invece Commissione, Parlamento e Consiglio hanno avvallato nel nuovo regolamento. In questo modo Europol è autorizzata a trattenere e usare informazioni anche di persone che non hanno avuto nessun problema con la legge né nessun coinvolgimento in indagini o inchieste. E quale agenzia di pubblica sicurezza si priverebbe di sua spontanea volontà di un tesoretto del genere? Prima aveva sei mesi di tempo per mettersi in regola con l’Edps, ora i tempi sono più allungati.

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