martedì, Settembre 27, 2022

Questa volta sì che la serialità italiana tratta davvero i ragazzi in maniera adulta

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In Prisma, nuova serie in linea su Prime Video, ci sono due gemelli dall’atteggiamento e dai problemi completamente diversi, quasi opposti, c’è una ragazza lesbica, un’altra che invece non ha una parte della gamba, un gruppetto di bulli che vuole sfondare nella musica e poi ci sono tutti gli altri intorno a loro, ognuno a suo modo impegnato a capire la propria identità mentre cerca di mostrarne un’altra a chi lo circonda. 

Prisma apparentemente sembra il figlio provinciale di Skam (è ambientato in centri piccoli tra Latina e Sabaudia), in realtà è un passo avanti, una serie che ha capito dal format norvegese tutto quel che serve e adesso cerca di fare qualcosa di nuovo. Ci voleva Prisma per cambiare paradigma. 

Cinema e televisione italiani non fanno mistero di voler raccontare i mutamenti sociali in fatto di sessualità e diversità che stiamo vivendo, ma nonostante la sovrapresenza di questi temi questi sono trattati sempre nella stessa maniera, come li si affrontava e raccontava anche 20 anni fa. 

Prisma cambia il paradigma, fa un racconto di ragazzi, storie e intrecci sentimentali per mettere in scena la maniera in cui ognuno è a disagio con la propria immagine, una problematica eterna dell’adolescenza che la serie indirizza dove gli interessa. 

In Prisma gli altri sono sempre un problema, anche se sono quasi tutti amici. Gli altri sono l’entità di fronte alla quale non si riesce a essere percepiti come si vorrebbe

Ludovico Bessegato, che per l’appunto ha adattato Skam in Italia, ha lavorato con Alice Urciuolo (anche lei una delle forze dietro alcune stagioni di Skam) per scrivere un racconto che sia moderno in più di un senso, che non abbia un intreccio narrativo solo ma ne abbia tanti che si confondono tra storie che seguiamo di più e storie che seguiamo di meno e che racconta il caos di relazioni adolescenziali (in buona sostanza l’impressione è sempre di seguire un piccolo pezzo di un intreccione molto più grande). 

Come in Skam il punto è sempre normalizzare quello che è diverso dalla convenzione, guardare così da vicino le dinamiche e le problematiche di omosessualità, bisessualità, disagio per il proprio corpo, desiderio di cambiamento e opposizione al mondo, fino a che le diversità non interessano più a nessuno, nemmeno a noi che guardiamo, e diventano un puro dettaglio visivo (clamoroso come la gamba artificiale sia nelle prime puntate qualcosa di curioso e alla fine un dettaglio normalissimo, quasi comune). Con un ottimo uso della rappresentazione tecnologica (cioè le foto e video che i personaggi girano e scattano), Prisma spiega quanto l’identità, più che essere il modo in cui le persone si vedono, è la maniera in cui pensano di essere viste dagli altri e l’immagine di sé che cercano di far circolare (vale per chi nasconde un segreto e per chi gira un video trap). 

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