venerdì, Dicembre 9, 2022

Il blocco di internet in Iran non basta a nascondere le atrocità del regime

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Nella città iraniana di Shahrud due donne, circondate da centinaia di manifestanti, salgono su una piattaforma e sventolano in segno di sfida il loro hijab sopra la testa. La scena, ripresa in un video, è stata pubblicata online dall’account Instagram 1500tasvir. Negli ultimi giorni, il profilo ha pubblicato decine di video girati in diverse città dell’Iran, mentre migliaia di persone protestano per la morte della 22enne Mahsa Amini, deceduta mentre era in custodia della “polizia morale” iraniana, che l’aveva arrestata.

In un altro video condiviso da 1500tasvir, alcune donne bruciano il proprio velo mentre cantano per la libertà. In un altro si vedono manifestanti che affrontano agenti di polizia. Altri filmati ancora mostrano persone insanguinate, ferite o morte in seguito a brutali scontri con gli agenti di polizia, mentre le proteste si sono diffuse in più di 80 città in tutto il paese.Si sono messi contro la polizia, che è armata, e [i manifestanti, nda] si limitano a gridare contro di loro“, racconta una delle persone che gestisce l’account Instagram di 1500tasvir, di cui Wired UK ha deciso di non fare il nome per motivi di sicurezza.

Prassi consolidata

L’account 1500tasvir è stato creato nel 2019 a seguito di ampie proteste in cui centinaia di iraniani sono state uccise dalla polizia. All’epoca, le autorità iraniane avevano bloccato completamente internet, impedendo alle persone di organizzare le proteste e limitando il flusso di informazioni in entrata e in uscita dall’Iran. Ora la storia si sta ripetendo. Ma questa volta, le persone che osservano cosa sta succedendo nel paese sono di più.

La settimana scorsa, mentre migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro la morte di Amini, le autorità iraniani hanno ripetutamente interrotto le connessioni internet mobili e interrotto i servizi di Instagram e WhatsApp, due dei social media più popolari in Iran. I blocchi a internet sono i più grandi dal novembre del 2019 e fanno temere ulteriori atrocità. Finora sarebbero state uccise più di trenta persone, anche se il governo iraniano ha riconosciuto solo 17 morti.

L’interruzione dei servizi mobili di internet è diventata un’abitudine per il governo iraniano quando si verificano disordini civili – spiega Doug Madory, direttore dell’analisi internet della società di monitoraggio Kentik, che ha seguito i blocchi nel paese –. Le persone usavano questi servizi per condividere i video delle proteste e della repressione del governo, che quindi sono diventati bersagli della censura governativa“.

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