venerdì, Dicembre 9, 2022

L'era del caos del cloud

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A proposito di visione, che cosa rappresenta l’Europa, e in particolare l’Italia, nella strategia di VMware?

“In Italia, VMware è al centro della trasformazione digitale e lo è da molti anni. Più di recente, a seguito del Recovery fund europeo arrivato a vale della pandemia, l’Italia ha ricevuto 191,5 miliardi di euro di investimenti per riavviare la sua economia, e il 27% di questi investimenti è stato investito nella transizione digitale del paese. Il ruolo strategico che abbiamo, e continueremo ad avere, in questa trasformazione è vasto. Chiarisco con due esempi: anzitutto, abbiamo un ruolo chiave nella sicurezza delle infrastrutture nazionali critiche e anche nella strategia italiana del cloud nazionale, fornendo tecnologia ed esperienza insieme ai nostri partner. Poi ci impegniamo anche per la comunità e abbiamo una serie di iniziative di collaborazione con università e centri di ricerca, tra cui il Noi TechPark di Bolzano, per ridurre il divario di competenze digitali nel Paese”.

Sempre restando in tema di divari è indubbio, come vediamo anche in questi giorni a VMware Explore 2022, che nel vostro settore ci sia ancora un enorme squilibrio di genere: cosa ritiene si debba fare per ridurlo, e cosa state facendo in proposito?

“Stiamo lavorando sodo per sviluppare la mentalità delle persone attorno a tutto ciò che riguarda i temi della diversità e dell’inclusione. Per esempio, abbiamo aggiornato e continuato il nostro percorso di formazione sui pregiudizi inconsci e sui bias cognitivi, orientato proprio a invididuare e a eliminare i pregiudizi esistenti sul posto di lavoro. Abbiamo anche investito molto nelle nostre iniziative diversity, equity and inclusion (Dei), includendo anche le pratiche di assunzione: tutto ciò ha determinato un aumento del 2,1% della presenza femminile nella forza lavoro rispetto all’anno scorso.

“Personalmente e come azienda riconosciamo la nostra responsabilità nei confronti della diversità, dell’equità e dell’inclusione, convinti di potere avere un impatto reale attraverso impegni e azioni sostenuti non solo all’interno della nostra azienda, ma anche nelle nostre comunità e in generale nel mondo. La nostra aspirazione è di creare un luogo di lavoro che promuova un senso di appartenenza e aiuti le persone a migliorare la propria carriera, non solo in termini di obiettivi aziendali. Per ottenere questo risultato è necessario coinvolgere una forza lavoro che sia sempre più rappresentativa dei nostri clienti, partner e comunità in cui viviamo e lavoriamo. Queste fondamenta colmano le lacune e consentono a tutti noi di fare del nostro meglio, guidando l’innovazione, migliorando la società nel suo insieme e – allo stesso tempo – rafforzando il nostro vantaggio competitivo”.

Lei ha usato l’espressione cloud chaos per definire il contesto attuale dei servizi in cloud, e ha indicato espressione cloud smart come obiettivo: al di là delle scelte lessicali e degli slogan, che cosa significa?

“Il 2022 è un anno di enormi cambiamenti e opportunità senza precedenti: le attuali sfide globali a proposito di ambiente, ma anche la complessità crescente del multi-cloud e i cambiamenti radicali nel modo in cui gli ambienti IT vengono forniti, implementati e gestiti, possono essere interpretati come fossero scoraggianti venti contrari per organizzazioni di qualsiasi dimensione. Invece non è così: il cloud smart è un’espressione per indicare un modo – da parte delle aziende – di affrontare le sfide tecnologiche che ci si trova davanti, massimizzando i risultati attraverso un ecosistema digitale che spazi dalla gestione del lavoro fino alla vendita. Che si tratti di una nuova realtà nata nel cloud oppure di un player già consolidato, il punto di arrivo è un ambiente che consenta di accelerare l’innovazione digitale e di ottenere tutti i vantaggi possibili delle tecnologie oggi a disposizione”.

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