lunedì, Novembre 28, 2022

Cremonini racconta la sua Stella di mare. Sua e di Dalla

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«Vi ho invitato qui oggi per condividere in maniera informale un’esperienza che è la naturale conseguenza del mio percorso musicale». Cesare Cremonini si rivolge così a una quarantina di giornalisti presenti nello studio di registrazione milanese che ha scelto per presentare il suo nuovo progetto, un duetto virtuale con Lucio Dalla su Stella di mare (Lucio Dalla, 1979).

Un’idea che lui stesso definisce un po’ folle, ma che dice essere nata da un amore sconfinato per la musica del cantautore bolognese. «Per toccare cose così sacre, devi avere la coscienza a posto e sapere che stai facendo qualcosa di vero», spiega, raccontando che si tratta di una visione che affonda le radici nel tour degli stadi di quest’anno, in cui già aveva cantato L’anno che verrà. «Poi ho visto Brian May duettare con Freddie Mercury, Paul McCartney cantare con John Lennon e ho capito che abbiamo tutti voglia di non perdere pezzi importanti della nostra storia musicale».

L’inizio di tutto

Non appena l’idea, avvalorata dai precedenti internazionali, prende corpo, Cremonini va da Daniele Caracchi (cugino di Lucio Dalla e attuale Presidente dell’etichetta discografica da lui fondata) e «in un momento di incoscienza, coraggiosamente, gli spiego che vorrei provare a portare la voce di Lucio in tour con me. “Ma sei proprio sicuro?”, mi risponde». 

Dopo un primo tentennamento, Caracchi gli concede la possibilità di recuperare la traccia e di ascoltare la pista vocale isolata da tutto il resto. «Il master è custodito in un bunker in Germania, dove la Sony tiene le proprietà di grande valore e immaginavo sarebbe arrivato su un furgone blindato, scortato dalla polizia, In realtà è arrivato in digitale, ma non diciamolo a nessuno: voglio conservare questa narrazione un po’ cinematografica».

«Sentire soltanto la voce di Lucio, per la prima volta, mi ha strabiliato. Mi sono reso conto che dietro a quel microfono, in una piccola cella di registrazione, c’era un essere umano e, in qualche modo, ho avuto la sensazione di essere lì con lui. Mano nella mano, nello studio, in un’epoca che oggi non esiste più, ma che è importante continuare a ricordare.
Nel frattempo, anche nello studio milanese parte la suddetta traccia e lascia a bocca aperta anche gli astanti. Nel silenzio, si riescono a cogliere nuove sfumature, accenti, incertezze – oggi verrebbero appiattite dall’autotune – e in lontananza si sente persino il ritorno della cuffia di Dalla. Cremonini si siede al pianoforte e accompagna quella voce, visibilmente emozionato, proprio come se l’avesse accanto a lui, oggi.

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