lunedì, Novembre 28, 2022

Cala il numero di donne in Parlamento

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Giorgia Meloni, candidata a essere la prima presidente del Consiglio dei ministri italiana, è anche la leader del partito che ha eletto meno donne tra quelli più grandi. Tra le file di Fratelli d’Italia le deputate e le senatrici elette sono solo 33 alla Camera e 17 al Senato, per un totale di 50 su 185 rappresentanti, appena il 27%. Al secondo posto di questa deludente classifica il Partito democratico, con solo il 28,6%. Dati che si riflettono sull’intero Parlamento, che avrà meno rappresentanti donne rispetto a quello precedente, sia in termini assoluti, per via del taglio dei seggi, sia in percentuale.

Solo 186 donne, su 600 seggi disponibili, sono state elette alle politiche del 25 settembre, appena il 31% del totale, mentre gli uomini saranno invece 414. È la prima volta dal 2001 che questa percentuale diminuisce tra un’elezione e l’altra, dopo che nella passata legislatura si era raggiunta la cifra più alta mai registrata, pari al 35,3% con 334 donne su 945 seggi. Lo confermano i dati del ministero dell’Interno, riportati dalla piattaforma Eligendo, relativi alla lista di tutte le persone elette durante l’ultima tornata elettorale. La responsabilità di questa diminuzione dipende sia dalla legge elettorale, sia dalle scelte dei partiti.

In base a quanto stabilito dal cosiddetto Rosatellum, un singolo genere non può rappresentare più del 60% del totale delle candidature presentate da una coalizione o da una lista. Quindi se le candidature sono 10, non possono esserci più di 6 uomini o 6 donne. Inoltre, nei collegi plurinominali a liste bloccate candidati e candidate devono alternarsi. Tuttavia, in base ai risultati delle analisi delle liste fatte da La Voce, i partiti sono riusciti ad aggirare agilmente queste limitazioni.

La legge elettorale, infatti, prevede le cosiddette pluricandidature, per cui un singolo candidato o candidata può competere in un massimo di cinque collegi plurinominali oltre che in un collegio uninominale. Grazie a questo meccanismo, molti partiti hanno semplicemente distribuito le proprie candidate in più collegi plurinominali possibili, per rispettare il criterio dell’alternanza dei generi. Mentre avendo candidati uomini in abbondanza, questi sono stati presentati in meno collegi.

In questo modo, le candidature maschili sono state avvantaggiate, perché la persona in cima alla lista può essere eletta in un solo collegio, ma se il suo partito dovesse vincere in più collegi, i seggi saranno assegnati al nome seguente nella lista bloccata del plurinominale, cioè un nome maschile, in base al principio dell’alternanza dei generi. Così, candidando due sole donne come capolista in 10 collegi plurinominali e 10 uomini al secondo posto, un partito può fare eleggere solo 2 donne ma ben 8 uomini, pur rispettando l’alternanza di genere. In base alle analisi di La Voce, i partiti che hanno usato maggiormente questo stratagemma sono stati proprio Fratelli d’Italia e la Lega.

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