venerdì, Dicembre 9, 2022

Capire cosa è successo ai gasdotti Nord Stream non sarà semplice

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Già nel 2007, prima della costruzione del Nord Stream 1, un’analisi del progetto da parte dell’Agenzia svedese per la ricerca sulla difesa (Foi) aveva messo in guardia da possibili esplosioni a sfondo terroristico. “Nonostante il rivestimento in calcestruzzo, un gasdotto è piuttosto vulnerabile. Un solo sommozzatore sarebbe sufficiente per innescare un ordigno esplosivo – si leggeva nel rapporto del Foi –. Tuttavia l’impatto di un attacco del genere sarebbe presumibilmente contenuto ed è molto improbabile che un incidente minore di questo tipo provochi un’esplosione di grandi dimensioni“.

La Russia è in grado di condurre una guerra sottomarina con i sommozzatori, ma anche con mini-sommergibili e droni“, sottolinea Hansen. Non è detto però che sarà semplice confermare le eventuali responsabilità. La profondità relativamente limitata dell’area intorno ai condotti dei gasdotti fa sì che sia improbabile che sottomarini di grandi dimensioni operino nella zona, dal momento che sarebbero facilmente individuabili.

Secondo Pawlak, qualsiasi imbarcazione nell’area sarebbe potenzialmente in grado di rilevare la presenza dei mezzi che potrebbero aver causato il danno. Anche i sensori sottomarini potrebbero individuare un oggetto in movimento nelle vicinanze, anche se non è chiaro dove si trovino questi sistemi: “Non è ancora detto che tutto il Mar Baltico sia disseminato di sensori e che la Nato sia a conoscenza di ogni movimento – continua Pawlak –. In superficie, ma soprattutto sul fondale marino, non è ancora possibile sapere, in ogni momento e in ogni luogo, cosa si sta muovendo e cosa succede”.

Proteggere le infrastrutture

Ad ogni modo, gli incidenti ai gasdotti Nord Stream hanno portato in primo piano il tema della difesa delle infrastrutture critiche. Negli ultimi anni, dei cyberattacchi hanno bloccato l’oleodotto statunitense Colonial Pipeline. E prima dell’inizio della guerra in Ucraina, gli hacker militari russi hanno usato il paese per testare le tattiche di guerra informatica, mettendo fuori uso le reti elettriche ucraine.

Le infrastrutture sottomarine possono essere particolarmente vulnerabili ai danneggiamenti, sia per cause naturali, come i terremoti, sia per via di attacchi fisici. Dopo le esplosioni del 26 settembre in mare si sono riversate enormi quantità di gas, che potrebbero avere un impatto ambientale senza precedenti. “Come noi, e molti altri, diciamo da molti anni, dobbiamo occuparci della sicurezza delle infrastrutture energetiche e di ogni sistema sottomarino“, spiega Hansen, includendo la miriade di cavi internet che si estendono lungo migliaia di chilometri in tutto il mondo e che permettono a miliardi di persone di rimanere online.

A gennaio, il capo delle forze armate del Regno Unito aveva evidenziato come i sottomarini russi rappresentino una minaccia per i cavi sottomarini: “La Russia ha sviluppato la capacità di mettere a rischio i cavi sottomarini e potenzialmente di sfruttarli“, ha dichiarato l‘ammiraglio Tony Radakin.

Hansen sostiene che ci sono due punti da cui partire per proteggere le infrastrutture sottomarine: in primo luogo, creare sistemi capaci di rilevare automaticamente i guasti e i problemi delle apparecchiature e, in secondo luogo, assicurarsi che ci siano strumenti, come i droni subacquei, in grado di raggiungere i siti per ispezionarli nel caso di danni. Provvedimenti in questa direzione potrebbero già essere in corso: recentemente il primo ministro norvegese ha dichiarato che il paese aumenterà le difese militari alle infrastrutture energetiche.

Questo articolo è comparso originariamente su Wired UK.

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