lunedì, Novembre 28, 2022

In Sardegna un'azienda sfrutta la CO2 per immagazzinare energia da sole e vento

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Una macchina che comprime anidride carbonica – Foto credit: Energy Dome

E il mercato sta scommettendo su questa innovazione tecnologica: Energy Dome si è assicurata diversi accordi commerciali, tra cui uno con la multiutility lombarda A2A per la costruzione di un primo impianto. All’inizio di quest’anno, l’azienda ha firmato un accordo di licenza non esclusivo con Ansaldo Energia, fornitore di impianti e componenti per la generazione di energia, per la costruzione di progetti di accumulo a lunga durata in Italia, Germania, Medio Oriente e Africa. Già oggi, a supporto finanziario dello sviluppo degli impianti di Energy Dome, ci sono investitori di peso come Barclays, CDP Venture Capital Sgr, Novum Capital Partners: la società italiana ha annunciato a giugno il completamento di un round di finanziamento da 10 milioni di euro. 

Pochi limiti, molti vantaggi

Cercando di fare le pulci alla tecnologia di Energy Dome, ci sono due elementi da tenere in considerazione secondo l’ingegnere dell’Enea: “Lo stoccaggio di CO2 ad alta pressione, che non rappresenta una criticità tecnica ma incide sul costo dell’impianto: elemento che sono sicuro comunque sia stato preso in considerazione. E poi l’impatto sul consumo di suolo generato dalla cupola”. Ma soprattutto Messina mette in luce i grandi vantaggi di questa tecnologia: a cominciare dall’efficienza delle batterie ad anidride carbonica. “Le batterie al litio si deteriorano col tempo: pensiamo ai nostri telefonini, ma anche alle auto elettriche. Nel caso di Energy Dome, a fronte di una corretta manutenzione, la curva di efficienza può essere stabile per decenni.

Si tratta di una la tecnologia che è già stata testata ed è pronta per essere lanciata sul mercato: “È un pregio notevolissimo. Energy Dome ha depositato il patent a febbraio 2019: a giugno del 2022 aveva già avviato il primo impianto. Ci hanno messo meno di 3 anni e mezzo, con tutti i problemi da risolvere partendo da un concetto su carta”, dice il manager. 

La stima del tecnico dell’Enea è che a regime, pensando a impianti standardizzati, potrebbero volerci mesi e non anni per nuove implementazioni. E infine c’è un tema di accettazione sociale: ogni tecnologia può essere più o meno valida, ma se le persone non la vogliono, non si adotta. È il caso, ad esempio, del dibattito sul nucleare che prescinde dalla validità scientifica di questa fonte energetica. In questo caso, conclude Messina, “se la comunicazione per questa nuova tecnologia sarà gestita bene, qualsiasi eventuale problematicità tecnologica si risolverà”. Perché un sistema di questo tipo può essere un supporto concreto, immediatamente applicabile, alla transizione energetica verso le fonti rinnovabili. E il consenso pubblico è sempre più diretto verso questa direzione di sviluppo.

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