lunedì, Novembre 28, 2022

Glovo ha licenziato un rider morto in un incidente

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Sebastian Galassi, rider 26enne, è stato licenziato dalla società Glovo poiché che non aveva effettuato una consegna che gli era stata affidata. Un messaggio freddo sull’app, di quelli pre-impostati e automatici, l’ha informato che il rapporto di lavoro era terminato. Ma il ragazzo quel messaggio non l’ha mai letto, ci hanno pensato i familiari a diffonderlo. Il 26enne è morto in un incidente stradale a Firenze proprio mentre effettuava quell’ultima consegna. L’azienda ha detto che si è trattato di un errore e per rimediare ha promesso di pagare parte delle spese del funerale del ragazzo. Ma la storia dice molto sulla scarsa sicurezza del lavoro e ancor di più sulla precarietà della condizione lavorativa dei rider.

La morte di Sebastian Galassi

Sebastian Galassi aveva 26 anni ed era di Firenze. Aveva studiato come grafico e proprio con vari lavoretti in quest’ambito aveva iniziato a guadagnare qualcosa. Di recente si era iscritto a un corso di design per specializzarsi ulteriormente. Orfano di madre, con il padre pensionato e un altro fratello in casa, aveva deciso di incrementare le sue entrate per pagarsi gli studi facendo il rider. Come ha raccontato un suo parente, aveva iniziato a lavorare anche la sera e nel weekend perché la paga di 600 euro al mese sarebbe altrimenti stata troppo bassa.

La sera dell’1 ottobre, durante una consegna, Sebastian Galassi si è scontrato con il suo motorino contro un suv, per poi venire travolto da un’altra auto. È deceduto il giorno successivo in ospedale, l’ennesima morte bianca per quanto riguarda i fattorini del cibo.

In Italia manca un database al riguardo. L’osservatorio Incidenti Rider Food Delivery aveva fatto qualcosa di simile nel 2019, arrivando a contare nel corso dei primi mesi dell’anno 25 incidenti che coinvolgevano rider, di cui 4 mortali. Poi il conteggio si è fermato, ma ci ha pensato la cronaca di tanto in tanto a ricordarci che l’emergenza non è mai terminata. Neanche nel 2022. Lo scorso marzo a Livorno è morto in strada mentre faceva le consegne William De Rose, 31 anni. Qualche settimana fa la stessa sorte è toccata a Preganziol, in provincia di Treviso, a Roman Emiliano Zapata, 48 anni. A luglio nel salernitano ha invece perso la vita durante il suo turno da rider Giuseppe Cannavacciuolo, 47 anni. E decine di altri rider in questi mesi sono finiti in ospedale per incidenti stradali durante le consegne.

Il licenziamento post-mortem

I numeri evidenziano la scarsa sicurezza sul lavoro del rider. Questi sono costretti a schizzare in qualunque condizione meteorologica da un capo all’altro della città a causa di una filosofia che fa della consegna nel minor tempo possibile l’unica cosa che conta. Nella peggiore delle ipotesi questa fretta può portare a incidenti, anche mortali. Nella migliore delle ipotesi al licenziamento, causa ritardi o consegne saltate. In un sistema, quello della gig economy, dove le garanzie per il lavoratore sono poche o nulle.

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