sabato, Giugno 10, 2023

Gas, il prezzo continua a scendere ma non basta

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Il prezzo del gas è ancora in calo. Secondo i dati del Title transfer facility (Ttf) di Amsterdam – il mercato di riferimento europeo per quanto riguarda il prezzo del gas – il prezzo di apertura di lunedì 10 ottobre è stato di 145 euro al megawattora, in calo del 7,2% rispetto alla chiusura di venerdì. 

Il trend

È già da diverse settimane che il prezzo del gas è in calo, dopo che nel corso dell’ultima settimana di agosto il prezzo aveva sfondato quota 300 euro per megawattora per la prima volta nella storia, arrivando addirittura vicino a 350 il 26 agosto. Dietro a quell’impennata c’era l’annuncio da parte della compagnia energetica di stato russa Gazprom di una chiusura di tre giorni del gasdotto Nord Stream – il principale collegamento energetico tra Russia ed Europa – che si temeva sarebbe stata più lunga. Da allora, il prezzo del gas è costantemente diminuito, probabilmente perché la percezione degli investitori è che, anche in caso di blocco delle forniture da parte della Russia, l’Europa sia sempre più in grado di resistere

Da una parte, i piani di razionamento e di stoccaggio messi in atto dai governi europei stanno minimizzando la dipendenza europea dal gas russo. Dall’altro, la prospettiva di un tetto al prezzo del gas europeo che si sta facendo sempre più concreta in queste ore sta rassicurando i mercati.  

Si tratta comunque di un prezzo molto alto. Un anno fa – quando la crisi dell’energia era già iniziata – il prezzo del gas sul Ttf sfiorava i 100 euro per megawattora. A 2020, 2019 e 2018, il prezzo medio mensile relativo al mese di ottobre era invece stato, rispettivamente, di 15, 11 e 26 euro.

Il “price cap” europeo

È già da mesi che si discute di porre un tetto al prezzo del gas a livello europeo. In sostanza, significa stabilire un limite massimo al prezzo del gas russo oltre il quale i paesi che adottano questa misura non acquisteranno il gas. Perché la misura sia efficace, è necessario che tutti i paesi dell’Unione europea partecipino, che è anche il motivo per cui la proposta è in discussione da mesi ma non sembrano ancora essere stati fatti passi avanti concreti. Tra gli stati membri più riluttanti c’è per esempio la Germania – l’unico paese dell’Unione che prima della guerra in Ucraina era più dipendente dal gas russo dell’Italia – che teme la risposta del Cremlino. Pare però che stia prendendo forma una proposta dell’Italia su un price cap dinamico, che prevede la fissazione di un “valore centrale” da rivedere regolarmente in base alle variabili di mercato. Una soluzione che dal commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni è stata definita”sofisticata”.

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