sabato, Giugno 10, 2023

Io sono l'abisso scende in profondità (ma non in senso buono)

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Dall’altro lato dello spettro del film, seguendo quasi una trama parallela a quella del detective, c’è il serial killer. Lo vediamo da subito, psicopatico fin dall’inizio, maniaco ossessivo, mostruoso all’apparenza che per rimorchiare le donne da uccidere e far sparire inspiegabilmente si mette parrucche e baffi biondi, si veste strano e si maschera fino a somigliare al mostro di Milwaukee (quello della serie Dahmer), come se fosse un cosplayer di serial killer. Così abbigliato sperando inutilmente di non dare nell’occhio frequenta ambienti squallidi e rimorchia donne disperate che poi può fare a pezzi senza nessuno o quasi se ne accorga. È questo delle mancate denunce di sparizione che poteva essere molto potente (siamo in un luogo pieno di persone delle quali a nessuno importa niente), il tema che avrebbe potuto essere esplorato meglio.

Proprio questi ambienti squallidi sono decisamente la parte migliore del film. Dopo lo strano mondo de L’uomo del labirinto, Carrisi torna nel nord Italia plumbeo, spesso notturno, umido e malvagio, un posto credibilissimo in cui ambientare bene storie che parlano di cattiveria umana. Tutto è plausibile in posti come il Dancing Blue, orrida discoteca per gente in là con gli anni, ricettacolo di disperazione e alcol di infima categoria, sigarette e musica italiana che sembra blando rock finlandese. Il male è visivamente credibile già dai volti e dai posti. E in quegli ambienti, come nei migliori thriller, si ha la netta sensazione che il crimine investigato sia uno dei molti possibili che aleggiano e che anche chi è innocente potrebbe essere colpevole di chissà cos’altro. Chiude il cerchio degli ottimi ambienti la casa della protagonista, che sembra proprio vivere all’interno del proprio trauma.

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