lunedì, Novembre 28, 2022

Cybersecurity, Italia sempre più vittima di ransomware

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“A ogni nuova edizione ci troviamo qui e constatiamo come quello appena passato sia stato l’anno peggiore per la cybersecurity, scherza con un po’ di amarezza Andrea Zapparoli Manzoni di Clusit nelle prime battute del Security Summit. L’umore generale dell’evento svoltosi tra il 9 e 10 novembre scorsi sembra tradire un certo pessimismo. La manifestazione è l’evento pubblico in cui Clusit, l’Associazione Italiana per la sicurezza informatica che riunisce oltre 600 organizzazioni, ha modo di presentare il proprio rapporto semestrale che analizza lo stato della sicurezza digitale in Italia e nel mondo. 

I primi sei mesi del 2022 hanno confermato un trend negativo partito sin dalla prima edizione, ma amplificatosi esponenzialmente negli ultimi quattro anni. Dal 2018 è avvenuto quello che il rapporto definisce un “cambiamento epocale nei livelli di cyber-insicurezza”: su un totale di 15.151 attacchi analizzati a partire dal 2011 infatti, 8.285 si sono verificati a partire dal 2018. Oltre la metà, in quattro anni e mezzo su quasi dodici. Un cambiamento certificato anche dal Global Risk Report del World Economic Forum, che dal 2019 mette i rischi cyber al primo posto per impatto e probabilità insieme a disastri naturali e agli effetti dei cambiamenti climatici.

Guerra globale cibernetica

La novità dell’anno in corso è l’ingresso definitivo nell’epoca della guerra globale cibernetica: con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia si sono creati due schieramenti di forze che tendono ad affrontarsi in una guerra indiretta fatta di sanzioni commerciali, supporti logistici e azioni di disturbo che possono causare danni anche ingenti. Tra queste ultime attività, le azioni di cyberwarfare e spionaggio hanno assunto un ruolo fondamentale

Dallo scorso marzo apprendiamo di come i progressi compiuti dall’Ucraina nel riacquistare il controllo dei propri territori abbiano giovato del supporto di intelligence fornito dagli alleati occidentali, assistendo in contemporanea ad azioni di disturbo di cybercriminali associabili alla Russia verso quegli stessi paesi, Italia compresa. Questo processo di “adozione e messa in campo di strumenti cyber-offensivi sofisticati” viene definito come “difficilmente reversibile” e anzi caratterizzerà sempre di più i contesti di conflitto, con conseguenze difficili da prevedere.

I dati: sempre più attacchi, sempre più gravi

Proprio con l’inizio della guerra coincide uno dei dati che meglio fotografano la gravità della situazione: lo scorso marzo ha segnato un nuovo record per il numero di attacchi gravi registrati a livello globale, 225. La media dei primi sei mesi dell’anno è salita a 190 attacchi al mese, un dato in costante crescita dai 39 del 2011 ai 171 del 2021. 

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