venerdì, Marzo 1, 2024

Donne, quando le fake news diventano violenza

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Questo fenomeno esiste all’intersezione tra due problemi continua Sessa -. Da un lato abbiamo la violenza di genere, che è penalmente perseguibile, e dall’altra la disinformazione, che spesso non costituisce reato. Un altro aspetto che complica l’analisi della questione è l’identificazione degli attori coinvolti: la disinformazione di genere è portata avanti non solo dai singoli “leoni da tastiera”, ma anche da gruppi organizzati, attori statali o parastatali”. 

Si tratta tendenzialmente di attori con simpatie nell’estrema destra, che apertamente cercano di avversare le battaglie per i diritti civili e politici delle donne e delle minoranze. Le donne non bianche, appartenenti alla comunità lgbtq+ o ad altri gruppi marginalizzati sono maggiormente colpite da questo tipo di attacchi. “Al momento – illustra ancora Sessa – la ricerca si concentra sulle donne, ma in futuro mi auguro che la definizione di questo tipo di violenza si evolva per andare a comprendere anche soggettività non binarie”. 

È stato messo a punto da un gruppo di studentesse della Naba di Milano sulla base di una tecnologia statunitense e ora concorre per un premio a Dubai

Tipi di attacco

La questione dei diritti delle minoranze è centrale nell’analisi. “Le donne vengono attaccate innanzitutto quando si fanno portavoce di temi legati ai diritti civili, immigrazione, ai diritti delle minoranze, sessuali o ai diritti delle donne, soprattutto quelli legati alla sfera riproduttiva”, spiega Lucina Di Meco, co- fondatrice di #ShePersisted. 

Esistono numerosi esempi, in Italia e nel mondo, di esponenti politiche colpite da campagne di disinformazione, più o meno coordinate. Un’analisi condotta dal Luiss Data Lab, insieme a #ShePersisted riporta diversi casi di fake news ai danni di figure di spicco italiane, tra cui Laura Boldrini, Monica Cirinnà, e Teresa Bellanova. I dati trovati parlano piuttosto chiaro: la maggior parte degli insulti e delle notizie false analizzate dipingono le esponenti politiche come “nemiche delle famiglie e dei bambini o incompetenti a ricoprire il proprio ruolo. Una donna impegnata nello spazio pubblico è quindi considerata come traditrice della sua vocazione naturale, quella di madre e moglie. Luiss Data Lab ha preso in considerazione sia articoli di testate online che narrative diffuse sui social media. 

Vi sono poi casi di disinformazione di genere orchestrata da attori statali: Svetlana Tikhanovskaya, oppositrice del presidente bielorusso Alexander Lukashenko, è stata bersaglio di attacchi misogini e teorie cospirazioniste da parte dei media statali e filo-russi. In India, le donne che criticano apertamente il partito di governo vengono colpite con deepfake pornografici. Tornando invece in Europa, un caso da manuale è quello della candidata dei Verdi alle ultime elezioni tedesche, Annalena Baerbock. Secondo uno studio dell’Institute for Strategic Dialogue, diciotto dei post di Facebook più condivisi su Baerbock contenevano informazioni false o allusioni a teorie del complotto, rispetto a solo tre dei post più condivisi su Olaf Scholz (l’attuale cancelliere). È circolata anche una finta foto pornografica di Baerbock, accompagnata dall’insinuazione che la candidata svolgesse lavoro sessuale. 

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