mercoledì, Febbraio 8, 2023

Cop 27, le cinque migliori idee uscite dalla conferenza

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All’inizio della Cop27 il quadro non sembrava particolarmente roseo. Dopo l’ultima conferenza delle Nazioni Unite sul clima, a Glasgow, molte nazioni ricche non hanno mantenuto i loro impegni sulle emissioni. Nel frattempo, i paesi povere sono arrivati alla conferenza infastiditi per non essere riusciti a portare sul tavolo dei negoziati le questioni che consideravano prioritarie, in particolare i piani per far pagare agli stati inquinanti più ricchi i danni causati dal cambiamento climatico. A ciò si aggiungeva la sede della conferenza di quest’anno : Sharm el Sheikh, in Egitto, dove le proteste erano vietate ma sono stati accolti decine di migliaia di consulenti e lobbisti.

Ciononostante dalla Cop27 è uscito comunque qualcosa di buono. Sono stati fatti grandi annunci, si sono tenuti dibattiti davanti alle telecamere e, nei momenti finali, i negoziatori hanno prodotto un accordo che contiene alcune idee molto positive per il pianeta e le persone che lo abitano. Il passo successivo è la realizzazione di queste idee. Ecco quelle che probabilmente avranno successo, e quelle che invece falliranno.

Gli impegni realizzabili

I risarcimenti ai paesi più colpiti

Chiamatela come volete, loss and damage, perdite e danni, responsabilità e risarcimento, riparazione climatica: l’idea che i paesi inquinatori debbano pagare per i danni inflitti ad altre nazioni a causa del peggioramento degli effetti del cambiamento climatico è stata la questione centrale della Cop27. Ma i paesi in via di sviluppo, che storicamente hanno immesso una quantità ridotta di anidride carbonica nell’aria, avevano poca fiducia in un sistema che, anno dopo anno, ha spinto la questione fuori dal tavolo dei negoziati.

Il primo passo è stato affrontare la questione. I delegati hanno lavorato fino a tarda notte poco prima dell’inizio della Cop per arrivare anche solo a poter parlare del tema. Quando l’hanno fatto, la reazione delle nazioni vulnerabili è stata di giubilo. Poi le prospettive si sono inasprite, dato che i paesi ricchi hanno spinto per progetti fuori dall’egida delle Nazioni Unite, al posto di un fondo Onu specificamente dedicato alle perdite e ai danni.

Ma alla fine è successo. Prima è venuta meno l’opposizione dell’Unione europea e del Canada. Poi, nelle ultime ore della riunione, anche quella degli Stati Uniti. Tuttavia, la vittoria per i paesi in via di sviluppo potrebbe essere meno dolce. Non ci sono dettagli sulla provenienza, l’entità e la destinazione dei fondi. E sul tema sono attesi negoziati complicati. C’è chi, come l’Ue, vuole fare in modo che anche i paesi che oggi inquinano di più, come la Cina e forse l’India, contribuiscano al fondo, e spera di destinare i risarcimenti solo alle nazioni più povere. Questo potenzialmente bloccherebbe l’accesso di alcune delle isole più ricche che fin dall’inizio hanno chiesto il finanziamento delle perdite e dei danni.

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