mercoledì, Luglio 24, 2024

In Ipersonnia l'affollamento delle carceri diventa distopia

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Stefano Accorsi e Caterina Shulha

Dopo il suicido della moglie, affetta da grave depressione, ha iniziato una relazione con la pianista Viola (Caterina Shulha), moglie di un detenuto, un neurologo condannato per l’omicidio della sua giovane assistente. Ma se, invece, fosse innocente? Se fosse stato incastrato perché aveva scoperto qualcosa su Hypnos e messo a tacere per sempre?

Non è la prima volta che un film di fantascienza immagina sistemi diciamo “alternativi” alla questione delle carceri. Se l’obiettivo della detenzione smette di essere la riabilitazione dei criminali a favore della semplice eliminazione o riduzione dei crimini, tanto vale ottimizzare spazio e costi. 

I capolavori del genere distopico

Lo avevamo visto in Minority Report di Steven Spielberg, com Tom Cruise e prima ancora in Brazil di Terry Gilliam. E quasi sempre, al di là del dilemma morale, qualcosa va storto. La fantascienza, il genere distopico affrontano ed elaborano paure presenti, spesso innate nella natura stessa dell’umanità. 

E nella consapevolezza (o illusione?) che il cervello umano sia troppo complicato per essere davvero prevedibile nelle sue scelte e nelle sue reazioni. E anche che siamo esseri troppo fallibili per non commettere errori o troppo malvagi per non volerli commettere a nostro vantaggio. 

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