mercoledì, Febbraio 8, 2023

Neuralink, Elon Musk annuncia (di nuovo) l’inizio della sperimentazione sull’essere umano

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Prospettive sicuramente molto interessanti, ma di cui durante la presentazione non sono state date dimostrazioni ulteriori rispetto a quelle già diffuse in passato (come il macaco che gioca al videogioco Pong solo col pensiero, mostrato nel 2021, o come i maiali con un fitbit nel cervello) e che già allora non rappresentavano una vera e propria novità in un ambito di ricerca che ormai va avanti da ben più di un decennio.

Particolari che fanno la differenza

Lo show&tell di Neuralink, comunque, non è stato un evento privo di contenuti. Il team di ricercatori ha mostrato, per esempio, i progressi del proprio robot chirurgico, in grado di inserire in un modellino di cervello umano 64 fili di elettrodi sottolissimi in 15 minuti, in modo estremamente accurato, tale da non danneggiare i tessuti. Neuralink, infatti, sta puntando molto sulle proprie capacità di innovare la tecnologia esistente, rendendo i suoi prodotti più vantaggiosi, perché flessibili (e quindi meno impattanti sulle strutture biologiche e più funzionali), perché connessi wireless (non ci sarebbero fili che collegano la testa della persona al computer esterno), o perché richiedono una chirurgia meno invasiva di quelli sviluppati dai concorrenti.

Gli ingegneri di Neuralink hanno anche affrontato la questione della ricarica delle batterie e della necessità di rendere i dispositivi sempre più discreti, mostrando un prototipo miniaturizzato e già impiantato su una scimmia che lo stesso Musk ha detto di essere disposto a provare su di sè.

Non solo Neuralink

Per quanto Musk sia quasi senza rivali quando si tratta di far parlare di sé e dei propri investimenti, Neuralink non è l’unica azienda impegnata nello sviluppo di interfacce cervello-computer e non è nemmeno quella più avanti nella sperimentazione

Synchron, per esempio, ha già installato all’interno del cervello di alcune persone la sua versione di chip neurale. Si tratta di dispositivi wireless delle dimensioni di un fiammifero che non richiedono un intervento diretto sul cervello, ma che vengono inseriti dal collo e spinti fino al cervello attraverso la vena giugulare. Lo scopo è di consentire alle persone con paralisi di controllare con il pensiero dei dispositivi digitali. In un piccolo studio in Australia questo tipo di impianto ha permesso a quattro pazienti con sclerosi laterale amiotrofica (Sla) di fare operazioni online in autonomia, e lo scorso dicembre un paziente negli Stati Uniti ha composto e inviato il primo tweet da interfaccia neurale.

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