lunedì, Giugno 24, 2024

Cina, la storia delle stazioni di polizia segrete

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Sorvegliare e punire, controllare e rimpatriare: sono queste le funzioni delle 102 unità di polizia segreta installate dalla Cina in decine di paesi del mondo, per tenere sott’occhio i suoi cittadini emigrati all’estero. A svelarlo, un’indagine del gruppo per la difesa dei diritti umani Safeguard Defenders, organizzazione con sede a Madrid, che monitora le deportazioni e le sparizioni di persone ad opera del governo di Pechino.

Il rapporto Patrol and persuade, sorvegliare e persuadere in italiano, ha svelato l’esistenza e le dimensioni della rete di controllo, scoprendo come queste unità di polizia sarebbero spesso state istituite anche attraverso accordi bilaterali con molti paesi in Europa e in Africa. Tra questi si trovano la Croazia, la Serbia, la Romania, la Spagna, la Francia la Svezia, il Sudafrica e l’Italia.

Così, Pechino è riuscita a creare una organizzazione semi-legale, volta a rintracciare e perseguire persone fuggite dal paese o normali emigrati che potrebbero rivelarsi scomodi per il regime. L’indagine è nata a seguito di numerosi episodi di rimpatri forzati avvenuti in Francia, Spagna e Serbia. Ovviamente, la Cina ha negato qualsiasi coinvolgimento con queste operazioni e di non gestire nessuna unità di polizia all’estero.

“Ci auguriamo che le parti interessate smettano di ingigantire questo tema per creare tensioni. Usare questa storia come pretesto per infangare la Cina è inaccettabile“, ha dichiarato il ministero degli Esteri cinese alla Cnn, lo scorso novembre. Sostenendo, come versione ufficiale, che le strutture sarebbero semplicemente centri amministrativi, creati per dare assistenza agli espatriati nel rinnovare i documenti o nel gestire le pratiche burocratiche nei paesi esteri.

La Cina ha anche sostenuto come questi centri siano stati creati durante la pandemia da Covid-19 e che vengano gestiti da volontari. Tuttavia, il rapporto di Safeguard Defenders suggerisce invece che esistano già da diversi anni e che le persone impiegate nelle unità di polizia siano state assunte da agenzie di sicurezza cinesi. Nei paesi dove Pechino non è riuscita a raggiungere accordi con le autorità, i governi hanno aperto indagini sulle attività illegali delle unità di polizia, che hanno portato alla chiusura di alcuni di questi centri in Irlanda, nei Paesi Bassi e in Canada.

Al contrario, in Italia, le forze dell’ordine nazionali hanno condotto diverse operazioni congiunte con la polizia cinese residente nel nostro paese, a Roma, Milano e Napoli. E molte altre non documentate potrebbero essere state fatte tra Venezia, Prato e Firenze, dove il report, al centro anche di un’inchiesta de Il Foglio e de L’Espresso, documenta la presenza di altre 11 unità di polizia cinese.

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