mercoledì, Luglio 24, 2024

John Williams: lo abbiamo incontrato al Teatro alla Scala di Milano

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Cronaca di una magia, succede ogni qual volta decide di alzare la bacchetta e rotearla, e mettere in atto la propria musica. Lui è John Williams, moderno 90enne, un vero mago in carne e ossa, capace, com’è, tramite le note, di accendere quella scintilla perfetta da tutta la carriera.. Da qualche giorno è a Milano, protagonista del concerto straordinario (sold out da settimane, con i biglietti andati a ruba in pochi minuti) che andrà in scena proprio stasera al Teatro della Scala, e preceduto dalla prova aperta Under 30 vista ieri. 

Un evento storico, per una prima volta assoluta in Italia e dal programma suggestivo, che attraverso alcune melodie indimenticabili, proietta attraverso un viaggio emozionale quei fortunati. Tra le esperienze da vivere, e ancora più bella, se la si assapora poi, osservandola durante le prime prove insieme all’orchestra, senza pubblico, invitati nelle retrovie, come abbiamo fatto noi, dietro a trombe, violini, corni francesi, clarinetti, e rimanendo lì dal primo all’ultimo minuto.

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In rigoroso silenzio si avvera l’incantesimo di un genio assoluto, dotato di una semplicità rara, unica, le cui arie non si smetterebbero di fischiettare o ascoltare. Ed è lì che ispira, motiva, facendo anche le correzioni, spiegando ad esempio, come il personaggio di Indiana Jones necessiti più enfasi in alcuni segmenti della Raiders March, o nel momento in cui, dirigendo il tema di Schindler’s List, si emoziona, ringraziando alla fine il primo violino, Francesco De Angelis, aprendo così un applauso liberatorio tra gli orchestrali, che chiama “fratelli e sorelle”.

Venticinque Grammy, cinque Premi Oscar, 52 nomination (record assoluto, secondo solo a Walt Disney), Williams non ama le statistiche, ma è pronto ad aggiornarle, andando a conquistarne sicuramente un’altra, grazie a The Fabelmans di Steven Spielberg  (in sala dal 22 dicembre, ndr), il 26esimo film del regista americano, col quale, più di tutti, ha sfornato capolavori  e suggestioni. “Non è soltanto un regista straordinario, è uno scrittore, un imprenditore, ha un suo studio”, dice Williams. “È una persona alla quale non si può dire no, è praticamente impossibile dire no a Spielberg”. 

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Ci sono melodie inconfondibili, le stesse che rimangono in testa da anni a diverse generazioni quasi in maniera ossessiva, sono invenzioni, guizzi, opere d’arte, basti pensare alle colonne sonore de Lo squalo, o di E.T. (40 anni quest’anno), Incontri ravvicinati del terzo tipo, Salvate il soldato Ryan, Jurassic Park, Amistad, Munich, Prova a prendermi, The Terminal, Minority Report, A.I – Intelligenza artificiale, Lincoln, tra gli altri. E ovviamente a Schindler’s List, che l’anno prossimo compirà invece 30 anni, l’ultima pellicola a regalargli l’ambita statuetta dorata. 

Tutte le volte che Spielberg termina un suo film”, confida, “rivediamo insieme le immagini per poter dopo inserire i brani musicali. In quel caso, alla fine, non andai subito da lui come al solito, volevo starmene per conto mio, ero, come dire, distrutto emotivamente dalla pellicola, avevo bisogno di prendere fiato. Gli dissi che il film era troppo bello perché un compositore come me facesse la colonna sonora. Mi rispose ‘Sì, è vero, ma d’altro canto tutti gli altri bravi erano morti’” Se da un lato Spielberg rappresenta ancora il presente, dall’altro George Lucas è stato l’altro nome a dare a Williams l’accesso nell’Olimpo dei grandi, questo per merito di Star Wars (ribattezzato poi Episodio IV) nel 1977, a cui segui L’impero colpisce ancora e Il Ritorno dello Jedi

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