lunedì, Giugno 24, 2024

I ladri d'arte più famosi della storia

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Strocchi sottolinea che “tutti i ladri sognano di fare il colpo che li sistemerà per sempre”. E cosa c’è di meglio che rubare due Van Gogh? In effetti, prosegue Strocchi “Octave avrebbe voluto prendere i Mangiatori di patate, voleva quello, ma date le dimensioni, il quadro non poteva passare dalla finestra”. Se fai il colpo della vita, ci sta che lo fai puntando al massimo. Octave ha raccontato a Stefano che “quando sei un ladro hai una deformazione professionale, la prima cosa che penso quando vedo un posto è ‘come farei a entrarci?’ E la seconda: ‘cosa potrei rubare?’.

Strocchi prosegue dicendo che, dalla sua esperienza con i ladri, il furto sembra “quasi una malattia. Quando smettono, per una serie di motivi, ad alcuni manca l’adrenalina. Ci sono ladri che per mantenere alto tasso di adrenalina mangiano tantissimo cioccolato

Come in Csi

Octave Durham racconta, nell’episodio, che si è preoccupato per tutto il tempo di non lasciare tracce di Dna e le competenze che mette in campo sono quelle televisive: ha imparato quello che c’è da sapere in fatto di Dna e indagini dalle serie tv. Acquista abiti nuovi, si copre il volto con il passamontagna e indossa, sopra, anche un cappellino. “Era preoccupato che le telecamere potessero inquadrare gli occhi”, dice Stefano Strocchi.

A novembre parte New Blood, la nona (attesissima) stagione della serie televisiva cult con Michael C. Hall. Ma cosa c’è di vero (e di sbagliato, in alcuni casi) in Dexter dal punto di vista della gestione della scena del crimine?

Durante la fuga, però, il cappellino cade a terra e viene lasciato lì. Ma Durham si convince che non risaliranno a lui tramite il Dna, e invece accade. All’epoca la tecnologia non era quella di adesso, ma era sufficiente per l’identificazione partendo dalle tracce biologiche. I processi e le indagini però erano differenti: il solo Dna non era sufficiente per l’incriminazione. Motivo per cui le forze dell’ordine hanno avuto bisogno di altro, oltre al Dna. Durham era conscio che qualsiasi cosa avrebbe potuto ricondurre a lui. Dice Strocchi: “Addirittura è andato a fare acquisti in un’altra città così da non lasciare tracce ad Amsterdam.”

Vita da ladro

Stefano Strocchi sottolinea che accanto alle vite vissute in modo scanzonato, deliberatamente fuori dalla legge, esagerato, “lavorare con i ladri è strano, perché tutti sono stati in prigione. E ce ne sono alcuni che non sono per niente pentiti. Sanno di aver infranto la legge, ma poiché hanno pagato il loro debito con la giustizia, raccontano tranquillamente le loro gesta. Altri sono pentitiEd è quello che hanno perso che li fa stare male: “perdono le famiglie, i figli”. Tutti sono separati, divorziati, non possono più vedere i figli o i figli non li vogliono più vedere.

Sembra un universo maschile, quello dei ladri d’arte, ed è Strocchi a chiarire il punto. “Abbiamo cercato ladre d’arte per tutto il tempo, abbiamo anche chiesto ai ladri, ci siamo fatti dare contatti, ma non ne abbiamo trovate. Quello dei ladri d’arte è un ambiente, per quella che è la mia esperienza, quasi completamente maschile” e aggiunge: “Ci sono, però, in questo mondo, investigatrici e procuratrici fantastiche, che fanno un lavoro incessante

Stefano Strocchi conclude dicendo che Octave Durham “è consulente della sicurezza per aziende private, individua i punti deboli, falle nella sicurezza. E lavora anche con un investigatore privato di arte.” La voce di Strocchi si spegne un po’ quando accenna ad Henk Bieslijn: “è simpaticissimo, e purtroppo è in prigione. Ha fatto un altro furto nel nord dell’Olanda, da solo, ed è stato bloccato all’uscita. Ha preso otto anni. Ci sono rimasto malissimo.” Andrai a trovarlo? “Ci andrò il prossimo anno, di sicuro. Vorrei anche che potesse vedere il film.”

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