sabato, Marzo 2, 2024

Matilda è il musical di Natale perfetto per tutta la famiglia

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Nel 2010 Matilda, il celebre romanzo per l’infanzia di Roald Dahl, diventò grazie al regista Matthew Warchus un musical in grado di conoscere un successo internazionale più unico che raro. Nel giro di pochi anni vinse 55 premi in tutto il mondo, tra cui sette Oliver Award e cinque Tony Award, riuscendo addirittura a far dimenticare il film del grandissimo Danny De Vito del 1996. Ora Warchus porta il tutto dentro il piccolo schermo, su Netflix, confezionando un film che è una piccola gemma per grandi e piccini, un prodotto natalizio diverso da tutti gli altri. 
Con un cast di prim’ordine e una confezione di grande pregevolezza, Matilda regala divertimento e melodie, si pone come opera in grado di rinnovare un genere che ultimamente appare in difficoltà. 

Una ragazzina diversa da tutte le altre

Matilda (Alisha Weir) non è una bambina come le altre. Nata sostanzialmente contro la volontà dei detestabili genitori (interpretati da Stepehn Graham e Andrea Riseborough), Matilda è incredibilmente intelligente, acuta, curiosa e determinata. Nulla la scoraggia, né i tentativi dei genitori di renderla “normale”, né tantomeno la scuola dove viene mandata, che più che una scuola sembra un carcere di massima sicurezza. A guidarlo con mano feroce e sadica è la temuta e massiccia Signorina Trinciabue (una Emma Thompson ancora una volta sorprendente) che gode nel vessare ed umiliare i ragazzi in ogni modo. Matilda però non si perde d’animo, anche perché ad aiutarla vi è anche la sua insegnante preferita, la Signorina Honey (Lashana Lynch), che cerca in tutti i modi di preservare la luce dentro di lei e gli altri suoi studenti. 
In breve la piccola protagonista, si aggirerà come una sorta di giustiziere, decisa a dare una svolta alla sua esistenza e a quella dei suo coetanei, armata di irriverenza, amore per il sapere, coraggio e fiducia in se stessa. Le conseguenze per gli “adulti” saranno sconvolgenti, ben più di quanto essi immaginino. Le avventure di Matilda erano diventate nel 1996 il celebre Matilda sei mitica!, piccolo cult per l’infanzia dell’epoca, qui però la finalità è totalmente diversa. 

Il grande regista americano crea l’ennesimo capolavoro con un film semi-autobiografico di grande potenza, un atto d’amore verso il cinema

Rispetto al primo film, che purtroppo non riuscì a sfondare al botteghino, questo diretto da Warchus può vantare senza dubbio una dimensione visiva ed estetica incredibilmente più curata, ma soprattutto un’identità che si sposta con gran decisione verso il musical puro. Qualcosa che nel cinema odierno è stato sempre più messo in disparte a favore di opere più che altro ibride, strutturate a favore di una messa in scena maggiormente legata ad una narrativa classica. In Matilda invece la parte musicale è preponderante, le note di Christopher Nightingale e Tim Minchin si sposano perfettamente alle coreografie e scenografie, ai bellissimi costumi. 
In virtù di tutto questo, seguire Matilda, la lotta per la sua dignità e la sua libertà tra le mura domestiche e nella Crunchem Hall diventa una danza dinamica ed ironica, grottesca e fantasiosa. L’insieme in più di un’occasione strizza l’occhio al cinema muto che fu, con una recitazione globale che è quasi sempre sopra le righe, contribuendo a donare al tutto ancor più l’impressione di una favola moderna, che mira ad operare una critica e una decostruzione del mondo reale. La regia di Matthew Warchus è molto coerente, esperta ed armoniosa, esalta il cromatismo e le singole performance attoriali, contribuisce a rendere questo film un’opera sgargiante e piena di amore per i suoi protagonisti, buoni o cattivi che siano.

Un musical raffinato e dotato di grande dinamismo

Matilda è un film che non potrà non piacere in modo trasversale, perché per i più piccini vi è una protagonista che si muove leggera e birbante con i passi di una Alisha Weir che è sicuramente uno di quei talenti da tenere d’occhio. Fa rimanere letteralmente di stucco per spontaneità, espressività e presenza scenica,  sostiene con grande tranquillità il confronto con una divinità del calibro di Emma Thompson, così come del resto del cast. I più grandi troveranno il modo di rivedersi nei pregi e soprattutto nei difetti degli adulti che circondano Matilda, con l’obiettivo di strozzarne creatività e diversità rispetto alla norma, in rari casi invece cercheranno di aiutarla a trovare la sua strada e soprattutto a non farsi intimorire dalla scuola-prigione in cui è capitata. Rispetto al film del 1996, questa nuova versione dimostra maggiore attenzione per una rappresentazione del mondo dell’infanzia più variegata, anche ovviamente più inclusiva e connessa alla società multietnica dell’Inghilterra attuale. Elemento di grande interesse è come la sceneggiatura sia allo stesso tempo molto fedele al romanzo originale, così come anche capace di distanziarsene ove necessario, per creare qualcosa di più inaspettato, meno prevedibile e di conseguenza più coinvolgente. 

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