venerdì, Marzo 1, 2024

Russia, ammette l'impatto delle sanzioni

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L’economia della Russia sta vivendo un inverno rigidissimo. La conferma è arrivata lo scorso 27 dicembre direttamente dal ministro delle Finanze del governo di Vladimir Putin, Anton Siluanov

Intervenendo in conferenza stampa, il politico moscovita ha infatti affermato che l’ultima ondata di sanzioni imposte dai paesi del G7, dall’Unione Europea e dall’Australia come conseguenza dell’invasione russa in Ucraina ha messo sotto pressione i proventi dell’export della federazione. Questa situazione, secondo Siluanov, potrebbe portare il rapporto tra deficit e pil oltre il 2% che era stato previsto per la fine del 2022.

Gli alleati dell’Ucraina stanno incrementando l’invio di sistemi difensivi sempre più efficaci. Mentre la Russia sta dando fondo a tutte le sue scorte di missili, prima di arrivare a usare i razzi più moderni

Le sanzioni

In risposta all’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio 2022 e all’annessione illegale delle regioni ucraine di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, Unione Europea, G7 e altre superpotenze mondiali hanno inasprito le sanzioni nei confronti della Russia, già in atto dal 2014, a seguito dell’annessione della Crimea e della mancata attuazione degli accordi di Minsk.

Tra le altre, le misure ne comprendono alcune restrittive individuali, altre economiche. Le prime riguardano in particolare i soggetti resisi responsabili del sostegno, del finanziamento o dell’attuazione di azioni utili a compromettere l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, nonché le persone che da tali azioni traggono benefici.

Le seconde, per le quali la Russia paga oggi il prezzo maggiore, hanno invece l’obiettivo di provocare conseguenze gravi per il paese, ostacolandone le capacità a proseguire l’aggressione.

Una petroliera vista dall'alto

Circa 100 petroliere acquistate da Iran e Venezuela sono scomparse dai radar delle compagnie assicurative mentre erano dirette in Russia. L’ipotesi è che Mosca voglia farle viaggiare senza assicurazione o facendole operare da paesi terzi per evitare il price cap

Il tetto al prezzo del petrolio

A inizio dicembre, l’Unione europea e il Regno Unito hanno vietato l’importazione di greggio russo via mare. I paesi del G7 hanno invece posto un tetto alle altre vendite, costringendo le compagnie occidentali ad assicurare, finanziare e spedire il greggio russo al costo massimo di 60 dollari al barile.

Vladimir Putin non è però stato a guardare. Proprio il 27 dicembre, il presidente russo ha infatti vietato la fornitura di petrolio e di tutti gli altri derivati ai paesi che  impongono un tetto ai prezzi, apponendo la propria firma su un decreto con misure di ritorsione vigenti che vigeranno dall’1 febbraio all’1 luglio 2023. La Russia potrà consentire le consegne alle suddette nazioni solo su permesso speciale dello stesso Putin.

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