mercoledì, Febbraio 8, 2023

Orologio dell'apocalisse: ha ancora senso?

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Per il cambiamento climatico, invece, è difficile tracciare linee così nette. Da un lato, il mondo si sta dirigendo verso un futuro più sicuro di quanto non sarebbe se i governi del mondo fossero rimasti inermi sul clima. Secondo il Climate Action Tracker, con le politiche attuali stiamo andando incontro a un riscaldamento di circa 2,7 gradi Celsius entro il 2100. Questo aumento delle temperature avrà conseguenze devastanti, ma rappresenta comunque un passo avanti rispetto alla situazione prospettata nel 2013, quando le misure esistenti stavano portando il pianeta verso un riscaldamento di 3,7 gradi. Traguardi storici come gli accordi di Parigi dimostrano che incidere in modo significativo sul cambiamento climatico è possibile.

Allo stesso tempo però le emissioni annuali di CO2 sono ancora in crescita. Se da una parte il futuro si prospetta migliore, quindi, al momento le cose continuano a peggiorare. Per gli scienziati responsabili dell’orologio dell’apocalisse è un rompicapo di difficile risoluzione: è meglio basare le proprie valutazioni sugli impegni futuri oppure sul contesto attuale?

Secondo me, e secondo molti di noi, ogni anno in cui continuiamo a emettere anidride carbonica nell’atmosfera le lancette dovrebbero fare un piccolo scatto in avanti verso la fine del mondo“, dice Pierrehumbert. Ma c’è un limite alla volte in cui è possibile spostare la lancetta dei minuti verso la mezzanotte. Anche se inserire altri scaglioni sarebbe utili per dare più sfumature, impostare l’orologio a 99,4 secondi dalla mezzanotte non sortirebbe certamente l’effetto che i suoi ideatori avevano originariamente in mente.

Il conto alla rovescia verso la mezzanotte è un modo intuitivo di pensare alla guerra nucleare: o il mondo è coinvolto in un conflitto nucleare o non lo è. Anche in questo caso esistono delle sfumature – l’impiego di un’arma nucleare tattica, per esempio, non è uguale a una guerra nucleare su larga scala – ma molto in generale, la guerra nucleare a cui pensavano i primi scienziati del Bulletin rappresentava uno stato relativamente binario. Il cambiamento climatico invece è un concetto molto più sfaccettato. La maggior parte degli scienziati concorda sul fatto che non c’è un punto di non ritorno evidente quando si tratta del riscaldamento del pianeta. Al contrario, assistiamo a una lenta accelerazione delle catastrofi globali e a una maggiore probabilità di momenti critici, che causano l’alterazione improvvisa e irreversibile di determinati sistemi.

Metafora superata?

Questi eventi ad alto impatto e bassa probabilità sono poco conosciuti, ma non sono gli unici modi in cui il cambiamento climatico può avere effetti devastanti sul pianeta. Come ha notato lo studioso di rischi esistenziali Luke Kemp, un mondo molto più caldo è anche meno resistente a rischi catastrofici di altra natura. In un mondo che registra livelli di riscaldamento catastrofici, è più difficile immaginare che l’umanità sia in grado riprendersi dopo una grave pandemia o una guerra nucleare. Oltre a essere una minaccia apocalittica in sé, il cambiamento climatico è anche un moltiplicatore di rischi che aumenta la nostra vulnerabilità a eventi di tutti i tipi.

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