venerdì, Marzo 1, 2024

Profeti, il film italiano che racconta l'Isis

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È la piega più interessante di un film stropicciato. Come nei classici di questo genere non ne sappiamo mai più di quanto sappia la protagonista, non vediamo ciò che lei non vede così da entrare insieme in questo mondo e comprendere in ogni momento come possa sentirsi, cosa possa temere e quali dubbi possa avere. Tuttavia se lei cerca di conoscere e capire il luogo in cui si trova nella speranza di uscirne viva e intera, la carceriera si interessa poco a lei, e quindi non scopriamo granchè su questa giornalista e fatichiamo ad empatizzare con lei. I rapporti vanno più che altro nella direzione di un tentativo di convertirla alla causa e alla religione. La persona con la quale tendiamo di più ad immedesimarci rimane per noi una sconosciuta, una prigioniera come altre senza tratti caratteristici (nonostante Jasmine Trinca non la interpreti con vaghezza, anzi!) e di converso nemmeno quel che scopre lei è devastante.

È la piaga di un film che in realtà di pregi non ne ha pochi, sono quelli che già abbiamo visto nei film Cremonini, in primis una capacità fuori dal comune di trovare sempre la distanza giusta dai personaggi, cioè di non assillare o asfissiare lo spettatore standogli addosso morbosamente e massacrandolo con i loro terrori e la loro disperazione ma nemmeno di esagerare in astrazione o neutralità, e poi un’altrettanto eccezionale capacità di dare dignità a tutti, anche a chi in qualsiasi altro film sul genere sarebbe stato il cattivo. È semmai la scrittura che fatica a riempire il film. Questa è la storia di un lento evolversi di un rapporto tra due donne che vivono confinate e proprio su questo fronte Profeti sembra non arrivare mai a meta.

Quello che rimane quindi è la parte più schematica di una sceneggiatura debole, quella parte che potrebbe funzionare solo come inizio. Una donna plagiata dalla religione e con una testa piena di idee di grandezza dell’Isis, un marito padrone violento e un generale senso di isolamento ed estraniamento dal mondo. I molti dettagli che non ci si aspetta, ad esempio quanto questa prigioniera da un certo momento in poi sia trattata bene mentre viene condizionata riguardo l’Islam, non riescono mai a creare una parabola o informare la storia, non ne gonfiano il senso né ne complicano le acque come palesemente sarebbe intenzione. Siamo così per tutto il tempo soli con personaggi soli, li guardiamo, ne intuiamo le particolarità ma non abbiamo mai accesso a quel livello di profondità che scatena un ragionamento, una consapevolezza o anche solo una scintilla di umanità.

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