venerdì, Luglio 19, 2024

Vox Machina è tornata ed è veramente una meraviglia

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Vox Machina ritorna su Amazon Prime Video per la gioia di tutti noi, che esattamente un anno fa venivamo stregati da un prodotto animato divertente, audace, pieno di fantasia e soprattutto diverso da qualsiasi cosa avessimo visto fino ad allora. 

Era solo ieri quando, nel 2019, fu lanciato un crowdfunding per creare un corto animato da 22 minuti che si ispirasse a “Dungeons & Dragons“. Servivano 750mila dollari ma in 24 ore si arrivò grazie ai fan a 4,5 milioni. Era solo l’inizio di uno dei progetti indipendenti più incredibili di sempre, poi strutturatosi in modo più congeniale per un pubblico generalista grazie allo showrunner Brandon Auman (uno dei migliori nel mondo dell’animazione). Successo clamoroso per la prima stagione e ora, ecco arrivare altri 12 episodi per guidarci tra battutacce, mostri, sangue e tanto altro con il gruppo di avventurieri più strambo di sempre. 

Un piccolo miracolo di dedizione e autofinanziamento

Senza ombra di dubbio parlare di Vox Machina significa affrontare una delle prove più tangibili di quanto l’universo fantasy offra possibilità di narrazione pressoché infinite, che se ben sfruttate possono donarci dei prodotti di intrattenimento incredibilmente soddisfacenti.
Questo però con ogni probabilità è un risultato molto più facile da ottenere con l’animazione, che di noma oltre ad offrire una maggior sospensione dell’incredulità, ha sempre anche delle capacità espressive uniche nel suo genere. Inutile ricordare poi, che la libertà espressiva sia solitamente molto più garantita qui che rispetto a quando ci sono attori in carne ed ossa. 
Vox Machina era stata una delle grandi sorprese dell’anno scorso, una serie animata dalla Titmouse, Inc. a metà tra il 2D occidentale vecchio stile, l’anime giapponese e la computer grafica (usata però con parsimonia), che aveva immediatamente conquistato i favori del pubblico. 

Ma fatto ancora più interessante, era che Amazon Prime aveva deciso di prolungare per altre 12 puntante, da continuare sulla falsa riga della prima stagione, che come noto era nata dalla Critical Role, una webserie del 2015 in cui dei doppiatori professionisti (rispettivamente Matthew Mercer, Ashley Johnson, Travis Willingham, Laura Bailey, Liam O’Brien, Taliesin Jaffe, Marisha Ray e Sam Riegel) si sfidavano a Dungeons & Dragons, il più famoso gioco di ruolo di sempre. Ispirandosi in modo palese ad alcuni dei più famosi archi narrativi del gioco, così come recuperando il meglio delle regole, dei personaggi e del complesso mondo del famoso gioco, Vox Machina ci ha fatto appassionare in modo irriverente, tutt’altro che banale e accattivante alle avventure di una sorta di Armata Brancaleone di cui è oggettivamente impossibile non innamorarsi: la Vox Machina appunto, formata da Vex, Vax, Percy, Pike, Keyleth, Scanlan e Grog.

Chris Pine, Regé-Jean Page, Michelle Rodriguez, Sophia Lillis e Hugh Grant sono i protagonisti del nuovo adattamento

I primi 12 episodi ci avevano guidato dentro questo mondo a metà tra il serio e il comico, popolato da creature mostruose, mercenari, stregoni, Re, dinastie e demoni di ogni sorta. 
Vox Machina non ha mai deluso neppure per un minuto, soprattutto  per la sua capacità di recuperare il meglio dell’universo Fantasy e dei grandi cult cinematografici del passato (gli anni ’80 in particolare) e strizzando sovente l’occhio anche agli universi videoludici più popolari.
In questa seconda stagione non va poi tanto diversamente, anzi se possibile si alza la posta. 
I primi tre episodi già ci fanno capire che se da una parte c’è la volontà di evitare cliché narrativi e soprattutto di far divertire il più possibile il pubblico, dall’altra si vuole continuare sulla strada dell’approfondimento per i singoli personaggi. 

Se nella prima stagione si era insistito molto su Percy e il suo “ospite particolare” per così dire, qui invece a tenere banco sono i due gemelli Vox e Vax. Di loro qui apprendiamo qualcosa di più sul loro tragico passato ma soprattutto riusciamo ad avere un’idea più chiara sul perché abbiano un rapporto così stretto, quasi al limite della dipendenza. Dinamico, con un’animazione fantastica, le nuove puntate ci portano dove avevamo finito nella stagione precedente: con l’imminente attacco di quattro giganteschi Dragoni al castello di Cloudtop dove risiedeva Re Uriel, fino a poco prima così avaro di considerazione verso i nostri eroi. Vogliamo evitarvi spoiler eccessivi, tuttavia è assolutamente obbligatorio anticiparvi che morte e distruzione si aggireranno su una scala mai vista prima, spostando sovente l’atmosfera dell’insieme verso l’horror, anche  più di quanto eravamo abituati in precedenza.

Tra recupero e volontà di rinnovamento

Vox Machina continua ad avere un ritmo incredibile, dialoghi scoppiettante ma soprattutto tanta autoironia, piazzata però sempre in modo ingegnoso, di modo da non rendere l’insieme poi una parodia, quanto piuttosto una serie animata che strizza l’occhio a tante cose che abbiamo già visto, senza però legarsi eccessivamente ad una particolare. Se risulta oltremodo facile pensare al gruppo come un elementare omaggio a i Sette Samurai di Akira Kurosawa o ai loro “discepoli” western, e altresì vero che non si può negare quanto Vox Machina debba moltissimo al cinema di Sam Raimi, l’Armata delle Tenebre in particolare. 
I più esperti e stagionati poi avevano fin da subito colto anche una certa familiarità con le atmosfere di Willow, la Storia Fantastica, Legend, He-Man e chi più ne ha più ne metta

Un elemento che va sottolineato è come pur avendo un’identità chiaramente vintage, l’insieme sia invece incredibilmente moderno per quello che riguarda le tematiche trattate, così come la caratterizzazione dei vari personaggi. Pike, Grog e gli altri sono infatti molto distanti dall’essere invincibili, anzi proprio le loro fragilità, le loro paure, qui tengono banco, li guidano verso un iter di accettazione delle stesse in virtù di un miglioramento personale molto interessante. 
L’animazione si conferma di altissimo livello, senza però risultare eccessivamente carica, la scrittura lo stesso modo risulta essere interessante perché apparentemente classica, ma nella realtà abitata da trash frequenti flashback, che rendono l’insieme distante dalla monotonia.
Certo, in un momento in cui il gigantesco comincia ad appropriarsi anche della serialità televisiva ivi compresa l’animazione, un prodotto di qualità così alta meriterebbe forse un minutaggio maggiore, ma non si può proprio avere sempre tutto dalla vita.

Dota Dragon's Blood 3

Su Netflix la terza stagione della serie animata tratta dal videogioco della Valve si rivela un’odissea narrativa di grande complessità e fascino

Vox Machina rimane un prodotto tanto più efficace quanto di base animato da una profonda sperimentazione e volontà di non prendersi eccessivamente sul serio, ed è uno degli elementi che sovente rendono la serie molto simile per certi versi a ciò che è stata la saga degli Avengers per diversi anni. Abbiamo un gruppo di supereroi non sempre super, spesso pasticcioni. 
Certo, non ha la raffinatezza visionaria e il gigantismo visivo di un capolavoro come Castlevania, non è neppure stratificata e ricca semanticamente come DOTA: Dragon’s Blood, né è quell’odissea gotica e punk che fu la meravigliosa Hellsing. Tuttavia al contrario di queste tre, ha il pregio di  essere meno stressante sia a livello estetico che soprattutto di trama. Qui conta il ritmo, la dimensione di buddy movie corale, il cercare di rendere questo universo fantasy così famoso se non realistico (davvero sarebbe impossibile) se non altro verosimile nel parlarci di avventure, battaglie, traumi e sensi di colpa. 

Fatto ancora più interessante, Vox Machina si fa beffe tanto del mito machista che il mondo fantasy da sempre ha abbracciato fin dai tempi di Conan Il Barbaro, tanto quanto del moderna dittatura di personaggi femminili tanto invincibili e perfetti, quanto in ultima analisi  veramente sterili e noiosi. La realtà? Prende per i fondelli tutti, compreso il Signore degli Anelli e anche se stessa. In questa seconda stagione poi non mancano parolacce, battute al vetriolo, nonché una generosissima dose di violenza e di metafore sessuali che rendono questa serie ovviamente qualcosa di inevitabilmente studiato per un pubblico adulto. Lo stesso che ha sacrificato e continua a sacrificare interi anni della propria vita tirando i dadi nelle vesti di Mago, Ladro o chissà che altro. Perché potranno pure venirci i capelli bianchi o chili di troppo, ma una serie animata su “Dungeons & Dragons” resterà sempre un richiamo irresistibile.

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