venerdì, Luglio 19, 2024

Passaporto, ci vuole un sacco di tempo per ottenerlo in Italia

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Da alcuni mesi i tempi utili a ottenere il passaporto in Italia si sono allungati in maniera considerevole e in alcune città non si riesce nemmeno a fissare un appuntamento con gli uffici preposti al rilascio del documento.

L’incremento delle richieste di rilascio del passaporto elettronico – ha affermato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi lo scorso 25 gennaio, nel corso del question time alla Cameraè stato determinato da una pluralità di cause, alcune contingenti, come la fine delle restrizioni post covid, altre di carattere strutturale, come la Brexit e, ancora, per la difficoltà, registratasi soprattutto nei comuni più popolosi, di conseguire in tempi rapidi la carta d’identità, con la conseguenza che il passaporto viene richiesto non solo ai fini dell’espatrio, ma anche per disporre di un documento di identità”.

Viaggi cancellati

Oltre a rappresentare un disagio per i cittadini, la questione rischia di trasformarsi in un serio danno per le imprese del turismo. Assoviaggi Confesercenti denuncia infatti come “l’ingorgo dei passaporti” abbia fatto saltare finora “circa 80mila viaggi organizzati, con circa 150 milioni di euro di mancate vendite per il sistema italiano delle agenzie di viaggio”. A segnalare problemi all’associazione è stato il 96,5% delle agenzie contattate, che hanno riportato di aver visto aumentare da poco più di due a oltre cinque il numero delle settimane necessarie per fissare un appuntamento utile a farsi rilasciare il passaporto. 

Un allungamento dei tempi che ha portato i viaggiatori a rivedere i propri programmi. Il 39,7% delle agenzie ha segnalato di aver visto annullare fino a 10 viaggi individuali o di gruppo, il 46,1% di averne visti sfumare tra i 10 e i 30. C’è poi addirittura un 10,6% del campione sondato che segnala di averne persi più di 30. In media, riporta Assoviaggi, sono saltate sette prenotazioni per agenzia, per un valore di circa 13mila euro di vendite non effettuate.

In primo luogo – sottolinea il presidente nazionale dell’associazione, Gianni Rebecchisi tratta di un disservizio per la cittadinanza: il passaporto non serve solo per andare in vacanza, ma anche per ricongiungimenti familiari, lavoro, per i figli che non lo possiedono. Insomma, non è solo una questione di business, ma anche di diritto alla libertà di movimento fuori dai confini europei”.

È però innegabile – prosegue – che il problema abbia un grave riflesso anche sul mondo del turismo organizzato, proprio nell’anno della ripartenza dopo il lungo stop imposto dalla pandemia, con l’Italia che è stato l’ultimo paese d’Europa a eliminare le restrizioni ai viaggi”.

Rebecchi prospetta anche una possibile soluzione al problema, che “non può essere – afferma – quella degli open day, che inevitabilmente si trasformano in nuovi ingorghi. Occorre accelerare sugli investimenti tecnologici della pubblica amministrazione: serve maggiore efficienza informatica, che nel caso di documenti personali deve seguire l’esempio dell’anagrafe nazionale digitale, via maestra del miglioramento dei servizi ai cittadini in un Paese europeo”.

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