sabato, Luglio 13, 2024

Cancro, la lotta non è uguale per tutti

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Il 4 febbraio è la giornata mondiale contro il cancro. L’occasione, come per altri eventi del genere, è quella di fare un bilancio su quanto fatto e su quanto ancora rimane da fare. Non suona pleonastico dire che molto rimane ancora da fare: con 10 milioni di morti l’anno i tumori uccidono meno solo delle malattie cardiovascolari. E l’esperienza personale praticamente di ognuno non smentisce la sensazione che il cancro sia ovunque. Nel bilancio però va considerato anche quanto già fatto, a dimostrazione di quanto importante sia continuare a impegnarsi a tutti i livelli – di prevenzione, ricerca, clinica, politica, sociale – perché i risultati poi arrivano. Anche se non ovunque ancora con la stessa portata.

Guarigione e sopravvivenza

Oggi sempre di più si parla anche di guadagni in termini di sopravvivenza e, persino, guarigione. Bisogna in primo luogo però intendersi sul significato di queste parole: non come mera assenza della malattia dopo tot anni (in genere 5), più propriamente, come ricordano dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) il concetto di guarigione si rifà all’aspettativa di vita di un paziente oncologico rispetto a quello di un paziente senza tumore. Così, si dice “guarita” una persona quando la sua aspettativa di vita diventa uguale a quella di una persona della stessa età nella popolazione generale. Definire la sopravvivenza è, apparentemente, più semplice, e meno fuorviante. È una misura più oggettiva ma dipende da innumerevoli fattori: dal tipo di tumore, dalla tempestività della diagnosi e dall’accesso alle cure, dall’età della persona e dalle sue condizioni cliniche, socio-economiche (comprese eventuali assicurazioni) e stili di vita, dalla disponibilità e dall’adesione ai programmi di screening e di strutture sanitarie adeguate. Ma non solo, aggiungono dalla American Cancer Society: contano anche le attitudini di medici e pazienti, così come i loro convinzioni e i loro pregiudizi possono fare la differenza. E molti di tutti questi fattori innegabilmente sono determinati e influenzati a loro volta da dove si vive. Di quei 10 milioni di morti, il 70% si stima colpisca i paesi a basso e medio reddito, per rendere l’idea.

Questa premessa serve a capire come interpretare i dati di sopravvivenza, mortalità e la loro evoluzione nel tempo. Se è possibile infatti osservare dei trend, d’altra parte queste tendenze nascondono inevitabili differenze, per tipologia di tumore, storia personale, disponibilità e possibilità di accesso alle cure. Il tema delle disuguaglianze è uno dei nodi più sensibili della risposta sanitaria ai bisogni di salute. Non fa certo eccezione il cancro ed è stato scelto per il triennio 2022-2024 come quello della campagna internazionale del World Cancer Day. “Close the care Gap”, è il motto dalla Union for International Cancer Control (UICC). A testimonianza che, malgrado i progressi fatti nella lotta ai tumori il passo è ancora troppo diverso da paese a paese.

Le disuguaglianze nella lotta al cancro

Basta dare uno sguardo ai dati messi insieme da associazioni, esperti e organizzazioni di advocacy per rendersi conto di queste disuguaglianze (che certo non riguardano solo i tumori), e non solo tra le aree ricche e povere del mondo e solitamente contrapposte. Per esempio sopravvivenza per tumore al seno a cinque anni sfiora il 90% nei paesi ad alto reddito, ma non raggiunge il 70% in India e si ferma al 40% in alcune zone dell’Africa. Ma dati simili esistono per altri tumori: al colon-retto le percentuali oscillano dal 12% di alcune aree africane, al 70% circa di Europa, Nord America e Oceania. Per tumori con prognosi diversa nei paesi ad alto reddito – come quello al colonretto, al pancreas o al polmone – i dati disponibili mostrano che dagli anni Novanta il trend è stato chiaro: riduzione della mortalità e aumento della sopravvivenza netta (ICBP-SURVMARK2, Global Cancer Observatory). Guadagni che, più o meno universalmente, si fanno risalire tanto al binomio di diagnosi precoce e agli avanzamenti della ricerca, e che hanno una tendenza abbastanza globale, seppur con velocità diverse. Ma le differenze ci sono anche all’interno del mondo occidentale, sono ovunque, ribadisce un report sul tema della Uicc.

Dati e grafico: https://ourworldindata.org/cancer

Tra le ultime a portarla in luce uno studio pubblicato Lancet Regional Health Europe che ha mostrato come le disuguaglianze socio-economiche influenzino sul tasso di mortalità per tumori.

Ovunque in Europa, le persone con più bassi livelli di istruzione hanno tassi più elevati per quasi tutti i tipi di tumori rispetto a persone con livelli più elevati di istruzione, soprattutto per tumori associati al tabacco o alle infezioni. Le regioni baltiche e dell’est Europa quelle dove si riscontrano le diseguaglianze più grandi. In media, riassumono gli autori, circa il 32% delle morti negli uomini e del 16% nelle donne sono associati a disuguaglianze legate all’istruzione. Che a loro volta hanno un peso maggiore a seconda di dove si vive: “Mentre le persone più avvantaggiate della società sono relativamente protette contro la mortalità da tumori indipendentemente da dove vivono nel continente – si legge ancora nel paper – per i meno avvantaggiati il paese di residenza ha una grande importanza rispetto alla mortalità da cancro”. Ovvero, detto in altre parole: essere poveri e poco istruiti pesa di più in alcuni paesi, mentre per le fasce con istruzione più elevata le differenze tra i diversi paesi europei si assottigliano.

Le neoplasie che più risentono del gradiente sociale sono quelle del polmone, stomaco e cervice uterina – ha commentato il presidente Aiom (Associazione italiana di oncologia medica, Saverio Cinieri, in occasione della Giornata mondiale della lotta al cancro, sottolineando come la prevenzione, anche sociale, sia uno dei punti su cui investire nella lotta ai tumoriPiù si comprendono i processi biologici, i fattori di rischio e i determinanti della salute che favoriscono l’insorgere dei tumori, più efficaci diventano la prevenzione, la diagnosi e il trattamento. Vanno contrastati i principali fattori di rischio, tenendo conto di tutti i determinanti della salute, tra cui istruzione e status socioeconomico. Serve una visione a 360 gradi, che includa anche le condizioni di disagio dei cittadini, per non lasciare indietro nessuno”. 

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