venerdì, Marzo 1, 2024

Acqua, perché nel 2030 rischiamo una crisi

Must Read

Questo articolo è stato pubblicato da questo sito

La crisi climatica, l’inquinamento e l’uso sconsiderato delle acque stanno minacciando le riserve idriche di tutto il pianeta. Lo afferma il primo studio al mondo ad aver esaminato lo stato dei sistemi idrici a livello globale. I risultati del rapporto indicano che, nel 2030, la domanda di acqua dolce supererà la sua disponibilità effettiva del 40%, trascinando tutti in una gravissima crisi idrica mondiale.

I governi devono iniziare a gestire l’acqua come un bene comune globale, interrompere le sovvenzioni per l’estrazione e l’uso sconsiderato di acqua nell’agricoltura e nell’industria, oltre a rivedere le loro politiche sulla salvaguardia e la limitazione dello spreco delle acque. È questo il messaggio lanciato dal rapporto Turning the tide della Global commission on the economics of water, creata dal governo dei Paesi Bassi e dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), alla vigilia della conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua.

In base ai dati raccolti, sarebbero molte le cause della crisi, da quelle strutturali come la crisi climatica a quelle particolari, legate ai sussidi miliardari destinati a livello globale all’agricoltura, che spesso alimentano sprechi e consumi eccessivo, fino alla mancata gestione delle perdite idriche e il ripristino dei sistemi di acqua dolce, come le aree palustri.

L’evidenza scientifica è che abbiamo già una crisi idrica, destinata a peggiorare. Stiamo abusando dell’acqua, inquinandola e modificando l’intero ciclo idrologico globale attraverso quello che stiamo facendo al clima. È una tripla crisi”, ha detto al Guardian Johan Rockstorm, direttore dell’Istituto di Postdam per la ricerca sull’impatto climatico e principale autore del rapporto.

Secondo Rockstorm non ci sarebbe alternativa al considerare le acque come “bene comune”, perché quasi tutti i paesi si trova in una situazione di interdipendenza per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico. La gran parte di questi, infatti, dipendono per circa la metà dall’evaporazione dell’acqua proveniente dai paesi confinanti, nota come acqua “verde”, perché trattenuta nel suolo e fornita dalla traspirazione nelle foreste e in altri ecosistemi, quando le piante assorbono l’acqua e rilasciano il vapore nell’aria dalle loro foglie.

Il rapporto definisce quindi sette raccomandazioni, indirizzate ai governi di tutto il mondo, per affrontare la crisi:

  1. gestire l’acqua come un bene comune globale, da proteggere collettivamente;
  2. garantire rifornimenti di acqua sicuri e adeguati a tutti i gruppi vulnerabili e migliorare gli investimenti industriali di settore;
  3. sostenere gli investimenti nella filiera dell’acqua attraverso tariffe adeguate e sostegni ai paesi a basso reddito per utilizzare l’acqua in modo più equo, efficiente e sostenibile;
  4. ridurre i sussidi per l’agricoltura e le perdite nei sistemi idrici;
  5. creare una collaborazione internazionale per assicurare un giusto accesso all’acqua per tutti;
  6. ripristinare con urgenza, entro i prossimi 10 anni, le aree palustri e le risorse idriche sotterranee esaurite, migliorare il riciclo delle acque impiegate nell’industria, passare a un’agricoltura di precisione che utilizzi l’acqua in modo più efficiente e introdurre l’obbligo per tutte le aziende di rendicontare la loro impronta idrica;
  7. riformare la gestione dell’acqua a livello internazionale, includendola negli accordi commerciali, tenendo conto delle necessità delle donne, degli agricoltori e delle popolazioni indigene.
- Advertisement -spot_img
- Advertisement -spot_img
Latest News

Shogun, la vera storia e l'immagine di un Giappone lontano e isolato

Shōgun, alla lettera “generale”. Con questa parola in Giappone per secoli ci si è riferiti alla più alta carica...
- Advertisement -spot_img

More Articles Like This

- Advertisement -spot_img