lunedì, Maggio 29, 2023

Siae-Meta, perché è saltato l'accordo

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Questa canzone non è al momento disponibile”: da quanto Meta e Siae non hanno trovato un accordo per il rinnovo delle licenze della musica italiana, è questa la frase che si vede spesso su Facebook e Instagram. A seguito dello stop improvviso, le due società coinvolte hanno espresso i propri pareri con comunicati stampa e dichiarazioni ufficiali che non fanno immaginare una soluzione a breve. Matteo Fedeli, direttore generale Siae, ha risposto ad alcune domande per contestualizzare la situazione con Meta.

Una richiesta unilaterale e incomprensibile

Nel comunicato stampa di Siae, si legge che alla Società italiana degli autori ed editori viene richiesto di accettare una proposta unilaterale di Meta. È logico immaginare che si tratti del compenso da corrispondere all’organizzazione con sede a Roma per utilizzare le creazioni dei suoi assistiti sui siti dell’azienda di Mark Zuckerberg. Non è stato trovato un accordo sul prezzo perché Meta è restia a condividere i dati di riproduzione delle singole nazioni. “Per noi conoscere quanto Meta guadagni è fondamentale per poter capire l’offerta che ci fanno. Ma al netto del fatto che non fornisce informazioni, che già di per sé è una cosa grave, loro a un certo punto ci hanno messo di fronte a una cosiddetta offerta take it or leave it, ovvero ci hanno messo davanti un numero e hanno detto o vi prendete questo o arrivederci e grazie”, spiega Matteo Fedeli.

Il nostro modello è quello di cercare di chiudere sempre degli agreement che siano basati sulle revenues, quindi con un modello che è quello cosiddetto a review shared. Il problema è che questi modelli devono essere basati su una relazione trasparente da un punto di vista delle informazioni rilevanti sul business, cosa tra l’altro sancita molto chiaramente dalla Direttiva copyright”, prosegue Fedeli. La norma europea formalizzata nel 2019 prevede che le piattaforme online debbano ottenere una licenza preventiva da artisti o da chi li rappresenta per riprodurre i loro lavori sul web. Anche se si tratta di spezzoni o brevi testi ora di moda grazie ai social. “Con Meta, le uniche informazioni sulle quali ci siamo potuti basare per fare i nostri calcoli è quello che loro depositano negli Stati Uniti, il che praticamente vuol dire che non ci hanno dato assolutamente niente”, aggiunge Fedeli.

Matteo Fedeli, Siae

Siae

Scontro sui dati

Il fatto che Meta non condivida dati precisi o insights dettagliati rende più difficile raggiungere un accordo. La rimozione dei contenuti è arrivata come un fulmine a ciel sereno e pare che neanche l’industria musicale italiana ne fosse a conoscenza. Il che può aver creato molti problemi a case discografiche che avevano un nuovo prodotto o album da lanciare. Inoltre, Meta ha rimosso anche canzoni di artisti internazionali e di cantanti che non fanno parte di Siae o che appartengono al catalogo internazionale. Una situazione caotica che ha silenziato le stories di molti. Con YouTube e TikTok, Siae non ha avuto problemi: “Il vero problema di questi modelli non è tanto il numero di visualizzazioni, ma è il quantum economico. Se loro non condividono il quantum economico, noi non capiamo se è una creazione ha generato più o meno soldi rispetto a un altro. Il modello di YouTube in questo è molto più giusto perché YouTube dichiara il valore venduto di pubblicità per ciascun video presente sulla piattaforma. Meta non ci dà nemmeno lo spaccato per country delle revenues che fa e non ce lo dà nemmeno per servizio figuriamoci se ce lo dà a livello di singola creation”.

Con YouTube, confida Fedeli, nell’ultimo anno Siae ha negoziato dieci mesi per trovare un nuovo agreement. “Abbiamo chiuso un mese fa dopo sicuramente aver avuto tanti scambi anche abbastanza accesi, ma alla fine una soluzione l’abbiamo trovata ed è mutuamente soddisfacente”, racconta. Per Facebook e Instagram la situazione appare più difficile, ma l’Italia, grazie alla battaglia della Siae, potrebbe essere la prima nazione a opporsi al modus operandi di Meta e sottoporre a un test importante la direttiva europea. Artisti e cantanti appaiono d’accordo con la decisione di Siae. “La nostra volontà è comunque quella di trovarlo un accordo, ma ovviamente ci devono essere delle condizioni che non può imporre qualcuno dall’altra parte dell’oceano. Gli autori ed editori in Italia ci danno mandato per cercare di ottenere non qualcosa in più, ma il giusto, la giusta compensazione per il fatto di essere i creators che che poi alla fine danno anche un boost alle piattaforme Meta. Ci stanno supportando tutti quanti, dalle etichette discografiche, agli artisti che decidono di esporsi perché si rendono conto che questa è una battaglia di sistema. Subire un’imposizione del genere e accettarla sarebbe drammatico per l’intera industria musicale. Perché vuol dire che il prezzo del lavoro, del diritto del lavoro, perché il diritto d’autore è un diritto del lavoro delle persone in Italia, a questo punto viene stabilito nella Silicon Valley”, conclude Fedeli.

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