domenica, Luglio 14, 2024

Streptococco nei bambini: facciamo chiarezza per evitare inutili allarmismi

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In queste settimane si sta parlando molto delle infezioni di streptococco di gruppo A nei bambini. Già da dicembre dello scorso anno, le organizzazioni internazionali come l’Ecdc (European Centre for Disease and Control) e l’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) hanno registrato, specialmente nei bambini sotto i dieci anni di età, un incremento nei casi rispetto agli anni precedenti. Quella che preoccupa, anche se si verifica raramente, è soprattutto la forma cosiddetta “invasiva” dell’infezione (abbreviata iGas), che può causare complicanze anche gravi e che quindi non deve essere sottovalutata. Vero, ma allo stesso tempo bisogna evitare inutili allarmismi: ad esempio, quando è davvero utile ricorrere al tampone per rintracciare la presenza del batterio? È consigliabile farlo in casa oppure meglio affidarsi a operatori sanitari? La terapia antibiotica, in caso di positività del test, è sempre necessaria? Vediamo cosa suggeriscono gli esperti.

Tampone sì, ma quando e come

È importante innanzitutto ricordare che questo batterio si trova comunemente sulla nostra pelle e sulle nostre mucose interne, senza necessariamente causare un’infezione. Il tampone rimane uno strumento diagnostico fondamentale, dato che i sintomi dell’infezione da Streptococco, primo fra tutti il mal di gola, sono molto simili a quelli causati da altri agenti patogeni anche virali. Il mal di gola da virus , il mal di gola da virus si accompagna però in genere ad altri sintomi come il raffreddore, la congiuntivite, la raucedine o la diarrea. 

È inutile, si legge sul sito dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, somministrare antibiotici a bambini con tampone positivo ma che non presentano i sintomi della malattia. Non è raccomandato nemmeno, si legge in un documento della Sipps (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale), fare un secondo tampone al termine della terapia antibiotica. L’importante è piuttosto tenere d’occhio la sintomatologia.

Solo in presenza di sintomi e di tampone positivo, ricordano ancora gli esperti del Bambino Gesù, è necessario iniziare una terapia antibiotica specifica per combattere l’infezione. Inoltre, come spiega a Quotidiano Sanità Antonino Reale, pediatra presso l’ospedale Bambino Gesù di Roma, è importante tenere a mente che il test deve essere effettuato abbassando la lingua e strofinando ripetutamente il tampone sulle tonsille, altrimenti il rischio è quello di ottenere un risultato falsato (falso negativo in questo caso). Per questo è suggeribile non effettuarlo a domicilio e affidarsi invece a un operatore medico-sanitario o al farmacista. Reale spiega, sempre a Quotidiano Sanità,  anche che “Esiste un’alta frequenza di bambini portatori sani di streptococco. Se eseguissimo tamponi durante tutti i mesi, ogni bambino risulterebbe portatore asintomatico 2-3 volte l’anno

La terapia

La terapia antibiotica ha soprattutto la funzione di prevenire le possibili complicazioni gravi dell’infezione da Streptococco A nei bambini. Gli esperti della Sipps ricordano comunque che ritardare di qualche giorno l’inizio della terapia per attendere l’esito del tampone (fino a un massimo di nove giorni dall’insorgenza desi sintomi) non causa l’aumento del rischio di incorrere in complicanze. Infine, non tutti gli antibiotici vanno bene, visto che molti streptococchi risultano resistenti agli antibiotici che fanno parte della classe dei macrolidi. In ogni caso, vale la regola d’oro di affidarsi al pediatra e di evitare il fai da te, sia per quanto riguarda il tampone che, a maggior ragione, per la scelta e l’inizio della terapia.

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