venerdì, Marzo 1, 2024

Decreto flussi 2023, quante persone possono arrivare in Italia

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Dalle 9 del mattino del 27 marzo il ministero dell’Interno ha reso possibile presentare, esclusivamente per via telematica attraverso il proprio sito, le domande relative all’arrivo in Italia degli 82.705 lavoratori extracomunitari previsto dal cosiddetto decreto flussi, varato il 29 dicembre 2022 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 26 gennaio.

Si tratta della norma che disciplina la programmazione transitoria dei flussi d’ingresso per lavoro stagionale e non stagionale dei lavoratori che non possiedono cittadinanza di un Paese dell’Unione europea. In particolare, del totale di ingressi individuato dall’articolo 1 del decreto, il numero di cittadini non comunitari ammessi in Italia per motivi di lavoro non stagionale e di lavoro autonomo è pari a 38.705 unità.

Di questa quota, che comprende quelle riservate alla conversione dei permessi di soggiorno rilasciati ad altro titolo in permessi di soggiorno per lavoro subordinato e per lavoro autonomo, 30.105 ingressi saranno destinati a lavoro subordinato non stagionale nei settori dell’autotrasporto, dell’edilizia, turistico-alberghiero, della meccanica, delle telecomunicazioni, dell’alimentare e della cantieristica navale per cittadini dei paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere accordi di cooperazione in materia migratoria.

Gli altri 44mila cittadini extracomunitari previsti dal decreto, duemila in più rispetto allo scorso anno, saranno invece ammessi in Italia dall’estero per motivi di lavoro subordinato stagionale, sia nel settore agricolo, sia nel settore turistico-alberghiero. Essi saranno ripartiti tra le regioni e le province autonome dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Per presentare le domande, i datori di lavoro avranno tempo fino al 31 dicembre 2023, a concorrenza delle quote previste dal decreto. La procedura richiede il possesso dello Spid. Da quest’anno, prima di inviare la richiesta di nulla osta al lavoro, i datori di lavoro stessi sono tenuti a verificare presso il Centro per l’impiego competente che non vi siano altri lavoratori già presenti sul territorio nazionale disponibili a ricoprire il posto di lavoro per cui si ha intenzione di assumere il lavoratore che si trova all’estero.

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