sabato, Settembre 30, 2023

Agrumi: come saranno quelli del futuro?

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Che aspetto, che gusto, che profumo ha l’arancia perfetta? E il mandarino? Il pompelmo? In Italia esiste un centro che da centocinqiuant’anni studia gli agrumi, li conserva (o meglio, conserva il germoplasma) e che sperimenta nuovi ibridi sulla base delle richieste dei consumatori e del mercato, ma anche della resistenza ai parassiti e della potenziale risposta al cambiamento climatico. E’ il centro di ricerca del Crea di Acireale (in provincia di Catania), che vanta una storia che risale all’unità d’Italia e più di seicento “accessioni”, come si chiamano in gergo le varietà. Un vero patrimonio della biodiversità italiana affacciato sul Mediterraneo. 

L’arancia perfetta

Una ricchezza, quella del Crea, conservata in vaso o in pieno campo, preziosa tanto da attirare i media stranieri, che arrivano alle pendici dell’Etna per raccogliere spicchi di sole e assaporare il gusto fragrante delle cultivar locali. “La domanda sull’agrume perfetto me la fece per la prima volta proprio una troupe francese” ricorda Silvia Di Silvestro, responsabile della sede. Faccenda complicata, ammette. “Per il consumatore deve essere buono, bello, nutriente, ricco di sostanze ad alto valore aggiunto come i nutraceutici antiossidanti, utili contro l’invecchiamento”. “Ma la perfezione non esiste – sottolinea la studiosa -,  è questione di gusti, e i gusti cambiano”.

Le richieste arrivano dagli operatori del settore con i quali il dialogo è continuo attraverso i consorzi di tutela, le organizzazioni di produttori e gli ordini professionali. Il Crea prova a fornire risposte scientifiche con il lavoro dei propri ricercatori, professionisti che passano dal laboratorio alle aziende sperimentali in un andirivieni in cui passione e curiosità aggiungono brio alle giornate.

Di Silvestro sorride al ricordo dei tanti aneddoti raccolti negli anni. “Parlando coi colleghi che lavorano sulle pesche, ad esempio, la tendenza è quella di chiederle glabre, facili da sbucciare per poterle mangiare come snack senza bisogno di portarsi dietro un coltello, dolci, poco acide, croccanti – ma a quel punto non è forse meglio una mela? –. I ristoratori, per parte loro, richiedono, invece, frutti che non sgocciolino, perché è antiestetico di fronte ai commensali”. 

Tradurre in piante un florilegio di richieste molto particolari è però operazione serissima. L’obiettivo sostanziale della ricerca è il miglioramento genetico della pianta, non solo in senso estetico. “Si cerca di ottenere varietà resistenti a malattie endemiche come il malsecco, che provoca il disseccamento dei giovani germogli di limone. Al momento – rivela Di Silvestro – stiamo cercando di individuare i geni di resistenza alla patologia”.

Una corsa contro il tempo

Ad Acireale si lavora anche sulle malattie emergenti come il Huanglongbing (hlb, malattia del ramo giallo), che rappresenta la principale minaccia globale per l’agrumicoltura. Si tratta della patologia più devastante mai conosciuta: ha già messo in ginocchio la filiera del Brasile e della Florida, con cali della produzione che sono arrivati all’85%, e adesso insidia anche Mediterraneo. Gli scienziati sono impegnati in una corsa contro il tempo per trovare soluzioni.  “La collega Concetta Licciardello coordina un progetto che ha sequenziato il genoma di una specie affine ai citrus per individuarne i geni di resistenza alla malattia” spiega Di Silvestro. 

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