venerdì, Settembre 29, 2023

Leonardo da Vinci: 10 misteri, curiosità e stramberie sul genio toscano

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Il 15 aprile 1452, da una relazione illegittima tra il notaio ventiseienne Ser Piero e Caterina di Meo Lippi, nasceva Leonardo da Vinci, che sarebbe passato alla storia come una delle persone più illuminate di sempre. Genio poliedrico, pittore, scultore, inventore, suonatore di lira e tanto altro. Il suo nome era Leonardo: su di lui si è studiato, detto e scritto tanto, tantissimo; eppure – tanta è la profondità del suo genio – ancora oggi, a 571 anni dalla nascita, si continuano a scoprire fatti inediti, novità, rivelazioni, intuizioni. Per celebrare (ancora) la memoria di Leonardo da Vinci abbiamo provato a mettere insieme uno zibaldone con le ultime e più croccanti scoperte.

Il tuorlo d’uovo nei dipinti

Uno studio appena pubblicato su Nature Comminications da un’équipe di scienziati dell’Institute of Mechanical Process Engineering and Mechanics al Karlsruhe Institute of Technology, in Germania (e altri istituti di ricerca) ha scoperto un ingrediente inedito nelle tele a olio di Leonardo (e di Botticelli, e di Rembrandt, e di altri maestri del Rinascimento e del Barocco): il tuorlo d’uovo, usato per rendere più stabili i pigmenti. “Le fonti sono scarse, e finora non erano stati condotti studi scientifici su questo argomento – ha commentato Ophélie Ranquet, una degli autori della ricerca – ma i nostri risultati dimostrano che anche con piccole quantità di tuorlo le proprietà della pittura cambiavano in modo duraturo e questi artisti lo sapevano e se ne avvantaggiavano. L’aggiunta di tuorlo d’uovo può regolare le proprietà delle vernici, in particolare grazie agli antiossidanti, che ritardano il processo di ossidazione dei pigmenti e li rendono più facili da applicare”.

La scoperta della gravità

Ebbene sì: pare che Leonardo da Vinci abbia addirittura anticipato Isaac Newton nella scoperta della gravità. O, almeno, nella sua intuizione. La notizia è recentissima: un gruppo di scienziati del California Institute of Technology ha appena mostrato che Leonardo comprese, in tempi non sospetti, l’esistenza della gravità e che addirittura condusse diversi esperimenti per descriverne la natura, andandoci parecchio vicino. Per scoprirlo, come raccontano in un articolo pubblicato sulla rivista Leonardo (sic!), gli esperti hanno esaminato una versione online del cosiddetto Codice Arundel, una raccolta di centinaia di manoscritti leonardeschi composti tra il 1478 e il 151, e si sono incuriositi incappando in un “triangolo misterioso” nella parte superiore di pagina 143: nel disegno è visibile una sorta di “brocca” dal cui beccuccio cadono una serie di sferette che formano l’ipotenusa del triangolo stesso. Osservando il disegno, gli autori del lavoro si sono resi conto che Leonardo aveva compreso che la gravità agiva “attirando” verso il basso un oggetto in caduta, e che fosse una forza costante che ha come risultato un’accelerazione costante, ossia un aumento costante della velocità. Non solo: in questo modo era riuscito addirittura a stimare il valore della costante gravitazionale G con una precisione del 10% rispetto a quello che conosciamo oggi.

Il manoscritto più caro del mondo

Tra tutti i record e primati ascrivibili a Leonardo da Vinci c’è anche quello di essere l’autore del manoscritto più caro al mondo. Il 12 dicembre 1980 l’imprenditore statunitense Armand Hammer si aggiudicò, in un’asta da Christie’s, il Codex Leicester per la spaventosa cifra di 5.126.000 dollari, il che lo fece entrare nel Guinness dei primati come il manoscritto più pagato al mondo. Leonardo ha battuto perfino nostro Signore: fino ad allora, il record apparteneva infatti a una copia della Bibbia di Gutenberg, pagata 2 milioni di dollari nel 1978. E oggi il primato è ancora valido, e ancora più impressionante: nel 1994, alla morte di Hammer, il Codex è stato comprato da Bill Gates per oltre trenta milioni di dollari.

Il paradosso delle bolle d’aria

Mezzo millennio fa, Leonardo da Vinci si chiese perché le bolle d’aria in acqua risalissero a zig-zag. E non riuscì a trovare una risposta convincente. Probabilmente perché si trattava di un problema piuttosto difficile, tanto che ci è voluto tutto questo tempo per venirne a capo. A riuscirci sono stati, di recente, Miguel Herrada e Jens Eggers, scienziati, rispettivamente, delle università di Siviglia e di Bristol: come raccontano sulle pagine della rivista Pnas, i due scienziati hanno simulato la complessa interazione tra le bolle d’aria e il mezzo acquoso in cui sono immerse usando le equazioni di Navier-Stokes, un modello che descrive il moto dei fluidi viscosi, e arrivando così alla conclusione che esiste un raggio critico per la dimensione delle bolle oltre il quale il loro moto di risalita non è più rettilineo. In particolare, oltre gli 0,926 millimetri di diametro della bolla d’aria si configurano traiettorie a zig-zag. Le bolle che superano il raggio critico, inoltre, diventano più instabili: la loro curvatura si modifica, e la parte della bolla che aumenta la sua curvatura si inclina verso l’alto influenzando la velocità del moto di risalita e provocando un’oscillazione nella traiettoria della bolla. L’aumento della velocità e la diminuzione della pressione del fluido intorno alla superficie della bolla con la più ampia curvatura riportano la bolla alla sua posizione originaria e il ciclo ricomincia.

La bufala della Sindone

Un classicone: qualcuno attribuisce a Leonardo la fabbricazione della Sindone di Torino per mezzo, nientemeno, che di un dispositivo fotografico. Le fonti storiche e i dati scientifici ci dicono che la Sindone, una delle tante false reliquie di quel tipo, è stata realizzata intorno al XIV secolo: secondo una teoria, Leonardo ne avrebbe realizzata un’altra, nel ‘500, per sostituire l’originale rovinato, usando per l’appunto un dispositivo fotografico di sua invenzione. Per quanto, effettivamente, Leonardo disegnò molti schemi di camera oscura (che era però un fenomeno già noto), sappiamo per certo che la fotografia propriamente detta non arrivò che nell’800: non c’è nessuna prova che Leonardo abbia costruito una fotocamera per realizzare una gigantografia su lino e gabbare l’intero mondo.

Un’invenzione vera: il carro armato

Oltre a macchine volanti, mute da immersione e paracaduti, Leonardo da Vinci pensò bene di progettare anche macchine da guerra. E in particolare uno spaventevole carro armato meccanico dotato di cannoni su tutti i lati, capace di muoversi e sparare in ogni direzione. Otto uomini all’interno avrebbero manovrato il carro, muovendolo a forza di braccia (a Leonardo venne in mente anche di usare dei cavalli, ma scartò l’idea temendo che impazzissero); tuttavia, il progetto originale ha un difetto – di cui stranamente Leonardo non si avvide – per cui le ruote si sarebbero mosse in direzioni opposte, per cui il carro armato, se fosse stato realizzato così, non sarebbe mai riuscito a muoversi.

…e una (probabilmente) falsa: la bicicletta

Tra le tante invenzioni attribuite a Leonardo, una è particolarmente famosa – la bicicletta. Soprattutto a causa di un disegno che la rappresenta in modo incredibilmente simile a quella moderna, con tanto di pedali, manubrio e sellino. Tuttavia, il disegno – che peraltro non era neanche attribuito a Leonardo da Vinci in persona, ma a un suo allievo, Gian Giacomo Capriotti, che l’avrebbe ricopiata da un disegno del maestro oggi perduto – è probabilmente un falso: nella descrizione originale del foglio del Codice Atlantico si trovano infatti solo due disegni geometrici di due cerchi, e il resto del disegno sembra aggiunto a matita di grafite, che non era conosciuta all’epoca di Leonardo.

Il problema alla mano

Guai fisici per Leonardo: un team italiano, tre anni fa, studiando il lavoro dell’artista, ha individuato una particolare caratteristica fino a quel momento piuttosto trascurata. Gli scienziati, in particolare, hanno approfondito le cause di una emiparesi e di una lesione alla mano destra, documentata da varie fonti storiche, che negli ultimi anni della sua vita avrebbero impedito a Leonardo da Vinci di dipingere. Lo studio, pubblicato sul Journal of the Royal Society of Medicine, spiega che probabilmente il danno era dovuto a un trauma a un nervo e non ai postumi di un ictus, come precedentemente ipotizzato. Se infatti si fosse trattato di un ictus, spiegano gli autori del lavoro, condotto esaminando un ritratto di Leonardo realizzato nel XVI secolo da Giovan Ambrogio Figino, la mano avrebbe dovuto apparire contratta, assumendo la spasticità muscolare tipica; in questo caso, invece, il disegno raffigura una “mano a taglio” con le dita tese rispetto alla loro posizione naturale, una disposizione tipica della cosiddetta paralisi ulnare, dovuta a una compressione nervosa e che determina difficoltà nel muovere le dita e scarsa sensibilità.

Il mistero del Salvator Mundi

Fino a un paio di anni fa, uno dei tanti misteri leonardeschi riguardava il suo dipinto Salvator Mundi, che ritrae il Cristo che tiene in mano una sfera di vetro (si tratta tra l’altro del dipinto più costoso al mondo, acquistato da Christie’s per 450 milioni di dollari). La domanda era la seguente: perché la sfera disegnata da Leonardo non riflette e non rifrange la luce? A risolvere l’enigma è stato un gruppo di ricercatori della University of California, Irvine, che in uno studio hanno dettagliato come e perché la sfera tenuta in mano da Cristo sia non piena, ma cava – spiegazione che giustifica perfettamente il suo aspetto: “Usando un software di computer grafica – spiegano gli autori del lavoro – abbiamo ricreato virtualmente l’oggetto disegnato da Leonardo da Vinci, scoprendo che si tratta di una sfera cava dal raggio di 6,8 centimetri, spessore di 1,3 millimetri e distante 25 centimetri dal corpo del Salvator Mundi. Il punto di vista dell’artista, inoltre, era a circa 90 centimetri di distanza dal soggetto. Se teniamo conto di materiali, fonti di luce e conoscenze scientifiche disponibili a Leonardo intorno al 1500 è effettivamente possibile che la sfera fosse fatta esattamente in questo modo”.

L’adhd

Un lavoro pubblicato nel 2019 sulla rivista Brain ha esaminato il modo in cui Leonardo disegnava e avviava nuovi progetti, arrivando alla conclusione che è possibile che l’artista fosse affetto da adhd, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività, all’epoca ovviamente sconosciuto. L’ipotesi sarebbe sostenuta da alcune attitudini e comportamenti di Leonardo, tra cui la difficoltà a concludere le sue opere. L’analisi è stata realizzata dall’italiano Marco Catani, ricercatore dell’Istituto di psichiatria, psicologia e neuroscienze del King’s College London: “Sebbene sia impossibile effettuare una diagnosi post-mortem per una persona scomparsa 500 anni fa – ha spiegato l’esperto – sono sicuro che l’adhd è l’ipotesi maggiormente convincente e plausibile dal punto di vista scientifico. Le testimonianze storiche mostrano che Leonardo trascorreva troppo tempo a pianificare nuovi progeti ma mancava di perseveranza. L’adhd potrebbe spiegare questi aspetti del suo temperamento e il suo particolare genio mutevole. Spero che questo caso dia finalmente prova che l’adhd non è collegato a un basso quoziente intellettivo o a una minore creatività, quanto piuttosto alla difficoltà di sfruttare al meglio il proprio talento naturale. Spero che l’eredità di Leonardo possa aiutarci a cambiare e eliminare questo stigma intorno all’adhd”.

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