venerdì, Marzo 1, 2024

Insetti da mangiare, perché bloccarli è un grosso autogol per l'Italia

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La farina di grilli è “un vero rischio per la nostra cultura, per l’alimentazione, il sistema produttivo e per la nostra civiltà”. Usando anche queste motivazioni, il ministro dell’agricoltura e della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida ha annunciato a marzo scorso la firma di quattro decreti relativi all’etichettatura di prodotti contenenti farine di insetti, con l’obiettivo di serrare i controlli su queste tipologie alimentari.

A fine gennaio l’Unione europea ha autorizzato ufficialmente l’adozione sulle tavole continentali del grillo domestico in polvere, che segue quelle dell’anno precedente circa le tarme della farina essiccata e la locusta migratoria. Perché? Sempre a causa del riscaldamento globale: bisogna abbattere anidride carbonica, e basti pensare che in Italia il 90% circa delle emissioni di CO2 derivate dall’alimentazione riguardano la produzione di carne, uova e latticini. È tempo di avviare una transizione anche in campo alimentare. E così nel Paese della fiorentina e della burrata sta nascendo un mercato per i produttori di alimenti derivati da insetti edibili. Pare infatti che secondo un’indagine recente dell’Università di Bergamo un italiano su tre sia pronto a comprare cibo a base di insetti.

Insetti commestibili: le frasi di Lollobrigida

Il ministro ha spiegato che “quello che i decreti prevedono è un’etichetta con provenienza del prodotto, i rischi connessi al consumo e il quantitativo di farine di insetti presente, ma abbiamo anche previsto scaffali appositi dove possono essere esposti all’interno dei negozi, chi vorrà scegliere grilli, larve e locuste possa indirizzarsi lì e chi non vorrà farlo, come immagino la maggior parte degli italiani, potrà tenersi lontano”. Lollobrigida ha aggiunto che “i cittadini devono sapere quello che mangiano, per questo prevediamo la certificazione in modo che chi vorrà consumare grilli potrà farlo ma chi non vorrà consumarli, potrà fare altrettanto”.

Le reazioni dei produttori e degli esperti

I decreti annunciati dal governo sono stati poi notificati alla Commissione europea che dovrà dare una risposta circa la loro corretta applicazione. Intanto l’allarme è cresciuto tra i produttori. Francesco Majno, co-fondatore di di Small Giants, uno dei principali operatori del settore in Italia, teme che l’annuncio del governo possa creare confusione.

Allo stesso modo la pensa Lorenzo Pezzato, ad di Fucibo: “Sono dichiarazioni basate su opinioni politiche, più che scientifiche. Le farine di insetti (e tutti gli altri novel foods) sono sottoposte a severe verifiche da parte dell’Efsa e una volta autorizzate diventano un ingrediente come qualsiasi altro”. E qualsiasi ingrediente deve essere descritto nell’etichetta per legge: lo impone l’articolo 8 della legge 283 del 1962. “La legge già prevede l’obbligo di etichettatura relativa a tutti gli ingredienti presenti all’interno dei prodotti alimentari, comprese le farine di insetti – spiega Majno -. L’utilizzo di queste ultime, come per esempio la farina di grillo (Acheta domesticus), è per noi un vanto poiché si tratta di un ingrediente dagli incredibili valori nutrizionali e, al contempo, dal bassissimo impatto ambientale”. Stessa posizione di Fucibo: “In tutti i nostri prodotti, la dicitura ‘Con farina di insetti’ è peraltro già presente e ben evidente sul fronte dei pack: è quello che ci differenzia e ci caratterizza, perché dovremmo nasconderlo?”.

Infatti l’autorizzazione al commercio di queste farine è già in stato avanzato: nel giugno 2021 la larva della farina è stata riconosciuta come alimento dalla Commissione europea, nel dicembre dello stesso anno è toccato alla locusta migratoria e da febbraio 2022 all’Acheta domesticus, il grillo domestico. Dal gennaio 2023, questo vale anche per la farina di grillo parzialmente sgrassata con cui si possono produrre cracker, grissini, biscotti, barrette, pasta o pizzette.

La farina di grillo, o meglio polvere, viene processata così come vengono processati, fortunatamente, moltissimi prodotti destinati al mercato alimentare per motivi di salute, sicurezza, conservazione”, spiega Giulia Tacchini, divulgatrice esperta sul tema degli insetti edibili. Insieme a Giulia Maffei ha fondato Entonote, associazione culturale che si occupa di comunicare e divulgare i temi legati a cibo e scienza, in particolare sugli insetti commestibili. “Se quindi con l’utilizzo della parola ‘iperprocessata’ e ‘iperlavorata’ si vuole sottolineare come tutti i prodotti alimentari prima di essere immessi nel mercato vengano sottoposti a rigidi controlli e resi sicuri per il consumatore, qual è il problema se anche questo alimento viene ‘processato’ come anche una banale farina di grano o un banale zucchero?”.

Gli insetti nella nostra alimentazione

Innanzitutto, partiamo da un fatto: mangiamo già insetti, e con gusto. “Da un punto di vista biologico – segue Tacchini – non dobbiamo dimenticarci che insetti e crostacei appartengono allo stesso phylum ovvero sono entrambi artropodi. Infatti hanno diverse caratteristiche sia fisiologiche che anatomiche in comune: tra queste c’è l’esoscheletro presente sia negli insetti che nel carapace che è costituito dalla chitina, uno dei più abbondanti biopolimeri presenti in natura che troviamo anche nei funghi e in alcune microalghe marine. Nulla quindi di nuovo o spaventoso ma, come ben sa chi è allergico ai crostacei è da mettere in evidenza poichè è una sostanza allergizzante”.

Non si tratta solo degli “insetti” che vivono sott’acqua, ma anche di quelli che colorano alcuni drink di uso quotidiano: “L’additivo E120, ovvero il colorante alimentare rosso carminio, che ritroviamo in tantissime bevande e alimenti deriva dall’insetto cocciniglia ed è utilizzato dall’industria alimentare ab illo tempore”. Tornando alla scelta delle farine come alternative alimentari, bisogna tenere presente che le farine di insetti hanno un contenuto proteico molto superiore a quello delle farine di cereali, in particolare il contenuto proteico della farina di grillo è di circa 6 volte superiore a quello della farina di grano. E i grilli, come afferma Veronica D’Antonio, docente dell’Università di Teramo: “Hanno proteine simili a carne e pesce, più calcio del latte, più ferro degli spinaci, più fibre dei fagioli”. Non solo: è addirittura impossibile non mangiarne occasionalmente.

Un mercato in espansione

Oggi 2 miliardi di persone consumano regolarmente insetti. Secondo i dati di Small Giants, il valore di mercato in Europa dei novel foods si appresta a triplicare, passando da 82 milioni di dollari del 2018 ai 261 milioni previsti nel 2023. Si stima che gli investimenti in Europa arriveranno ai 3 miliardi nel 2025: il settore degli insetti raggiungerà entro il 2030 oltre 30mila impiegati full time. Come ricorda ancora la cofondatrice di Entonote, “gli insetti erano una volta una fonte di cibo fondamentale anche in Occidente. Romani e Greci consumavano gli insetti e sicuramente molte altre culture occidentali. Se parliamo di rischi per la nostra cultura e il timore è che con l’introduzione degli insetti nel nostro mercato il rischio sia che le persone smettano di mangiare pasta, olio, parmigiano e altri prodotti tipici della dieta mediterranea crediamo sia solo un timore infondato dato che l’introduzione di alimenti a base di insetti può solo arricchire l’offerta, non ridurla”. I produttori richiamano l’esempio del pomodoro: introdotto solo alla fine del XV secolo in Europa, a lungo non considerato, oggi è alla base della dieta mediterranea.

I prodotti che proponiamo sono non solo innovativi, ma sviluppati su un ingrediente molto lontano dall’immaginario alimentare occidentale, perciò trovare una certa iniziale resistenza è perfettamente normale. C’è però una buona (e crescente) percentuale dei consumatori che è già pronto e curioso, che già acquista, che si avvicina a questa proteina alternativa, sostenibile e buona da mangiare!”, segue l’ad eo di Fucibo. “Al governo – conclude Pezzato – vorremmo chiedere di lasciarci creare posti di lavoro e ricchezza nel nostro Paese, aiutarci a strutturare un settore che si propone come risposta concreta e sostenibile per contrastare problemi che sono sotto gli occhi di tutti come l’insostenibilità dei modelli intensivo/estensivo per la produzione di proteine e generi alimentari”. Vale la pena ricordare infatti che il motivo dell’introduzione di questi nuovi prodotti è sempre ambientale: carne e derivati hanno un costo ecologico enorme che deve essere contenuto per frenare la crisi del clima. Quali che siano, bisogna adottare presto soluzioni alimentari alternative.

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