venerdì, Marzo 1, 2024

Intelligenza artificiale, made in Italy quella che fa parlare i dati delle aziende

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In buona sostanza Crystal consiste di due parti: una che integra i dati e una seconda parte capace di farli consumare agli utenti in maniera diversa e più completa. L’esempio con Netflix e Spotify (ma se ne potrebbero fare moltissimi altri) non è casuale: nel mercato dei consumi via internet le grandi e le piccole piattaforme hanno fatto passi da giganti. Usare un sistema di home banking oggi vuol dire utilizzare una piattaforma sofisticata, capace di essere intuitiva come interfaccia e dare risposte in tempo reale. In azienda, però, le persone si trovano davanti a sistemi completamente diversi. “Secondo noi Crystal risponde a un problema che esiste da almeno vent’anni – dice Sharka – e cioè fornire risposte di business che risiedono nei dati e ridare alle aziende strumenti potenti e flessibili, oltre che intuitivi, per riprendere il controllo delle proprie informazioni“.

Tra i clienti di iGenius ci sono Enel e varie altre aziende grandi o piccole, come quelle che arrivano tramite i canali di vendita indiretti, grazie anche alla partnership con Tim. “L’obiettivo del nostro sistema – dice Sharka – è quello di consentire alle aziende di prevedere il futuro. Nel senso di essere in grado di vedere dai numeri le correlazioni e capire quali sono le tendenze nel prossimo futuro. Per le pmi, che oggi hanno la stessa complessità software delle grandi aziende, questo vuol dire fornire una tecnologia molto sofisticata ma accessibile e democratica“.

Una rete di aziende intelligenti

Ma non c’è solo questo: se la caratteristica della soluzione pensata da iGenius è di essere “sicura” perché non espone in alcun modo i dati interni dell’azienda, il futuro sarà quello di estendere la soluzione attorno alle aziende. “Stiamo lavorando – dice Sharka – per abilitare la condivisione di informazioni in modalità privata, cioè con livelli di controllo che garantiscono la sovranità del dato. I nostri cervelli privati diventeranno parte di una rete più grande che permette lo scambio di conoscenza in totale sicurezza.

Le aziende si nutrono di informazioni: non sono il carburante, invece sono l’olio che lubrifica e fa girare tutti gli ingranaggi, da quelli della progettazione alla produzione sino alla vendita e al post-vendita. Le informazioni nell’ambiente sono dei segnali, che però in questa fase sono quasi cancellati dal rumore generato dalla complessità. “Stiamo lavorando per togliere quanto più rumore possibile. Stiamo andando verso una specie di Rinascimento digitale, grazie alle intelligenze artificiali, nel quale credo l’Italia possa avere un ruolo perché può portare avanti un punto di vista più fresco rispetto alla logica solo evolutiva dei sistemi più maturi, come gli Stati Uniti“.

Secondo Sharka le grandi piattaforme e i grandi campioni del software hanno un bias che deriva dai successi precedenti. In Italia invece, dice Sharka, possiamo portare talenti molto diversi e creare una intelligenza artificiale made in Italy basata sulla nostra capacità di vedere non solo la tecnologia ma anche l’arte, la moda, il design industriale. “Non lo dico per nazionalismo, ma perché penso che potremmo contribuire con i nostri valori a un ecosistema molto più grande: anziché competere per migliorare l’esistente, abbiamo la possibilità di creare qualcosa di veramente nuovo“.

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