sabato, Marzo 2, 2024

Guardiani della Galassia: con loro se ne va l'anima del Mcu

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Salutare i Guardiani della Galassia non sarà facile, non per gli spettatori che, in questi anni, in loro hanno trovato dei personaggi da amare incondizionatamente, totalmente, in virtù delle loro imperfezioni, della loro grandissima umanità, ma soprattutto dal loro appartenere ad un universo incredibilmente variegato e sorprendente. James Gunn si congeda definitivamente con il suo film più cupo, per certi versi anche il più maturo, quello anche più citazionista. Già sentiamo che ci mancherà, ma mai come ad una Marvel in grossa crisi di identità.

L’ultima avventura di una famiglia di reietti che ci mancherà

I Guardiani della Galassia aveva fornito sostanzialmente in solitaria l’opportunità alla Marvel di avere un’autorialità vera, fatta e finita e a tutto tondo. Questo pur tenendo conto di altri film tutt’altro che banali come Captain America: the Winter Soldier, il suo seguito Civil War, e potremmo aggiungere anche il primo Iron Man di Favreau. Ma lui, e solo lui, James Gunn da St. Louis, è emerso come figura di spicco tra chi, dietro la macchina da presa, ci ha guidato dentro questa serialità cinematografica unica nel suo genere. Il primo film rimane ancora oggi il più amato e ricordato, fu una vero e proprio fulmine a ciel sereno, illuminò la Marvel di una luce in cui fluttuava il meglio della pop culture, della narrazione come si faceva una volta, della sperimentazione visiva e narrativa più spericolata. Da un certo punto di vista non è neppure sbagliato sostenere che la rinascita del cinema di genere per le masse, debba moltissimo proprio a Gunn, alle avventure di questa tenera banda di sfigati, questa sorta di armata Brancaleone tra le stelle, in tre film molto diversi l’uno dall’altro ma capaci di diventare mito popolare.

Il gran finale de i Guardiani della Galassia comincia con la depressione di Peter Quill (Chris Pratt), che non accetta di non avere più Gamora (Zoe Saldana) nella sua vita, visto che la versione giunta alla fine di Endgame è non ha nessuna intenzione di avere a che fare con lui e con la sua stramba famiglia di avventurieri. L’irruzione sulla scena del giovane Adam Warlcock (Will Poulter), mandato dai Sovereign per recuperare Rocket (Bradley Cooper), lascia l’amato procione in fin di vita, costringendo Peter e gli altri ad una mission impossible contro la Orgocorp.

Il 23 aprile 2018 l’anteprima di un cinecomic diventato il simbolo di un percorso cinematografico incredibile, oggi purtroppo perduto

Sarà solo l’inizio di un’avventura molto particolare, che costringerà i Guardiani a confrontarsi con il passato traumatico e terribile di Rocket, ma soprattutto contro un nuovo, spietato nemico: l’Alto Evoluzionario (Chukwudi Iwuji). Questi è una sorta di genio del male e della sperimentazione genetica più abietta, individuo potentissimo e privo di ogni moralità. Tra confessioni, battaglie spaziali, scazzottate e il solito casino che li contraddistingue, il gruppo dovrà affrontare anche radicali cambiamenti, addii e un punto di non ritorno per quello che riguarda il gruppo di avventurieri più strambo della Galassia.

I Guardiani della Galassia con questo terzo episodio arriva con un obiettivo tutt’altro che semplice: risollevare le sorti nella fase cinque della Marvel, dopo il calo vistoso della 4 e il pessimo inizio della 5 con Ant-Man. Questo riguarda non solo il botteghino, ma anche la soddisfazione del pubblico, il consenso della critica, entrambi ormai palesemente poco presenti da tempo. Questo terzo film assolve il suo compito, lo fa in modo sorprendentemente maturo, ma soprattutto accettando di confrontarsi a viso aperto con tematiche come la perdita, il senso di colpa, ed il cambiamento in particolare, che significa qui accettare che nulla nella vita rimane uguale, neppure le cose belle. Il risultato finale è senza ombra di dubbio potente, coinvolgente, al netto però di alcune imperfezioni che lo rendono sicuramente meno riuscito rispetto al primo, benché più coerente a livello di ritmo e di struttura narrativa del secondo.
Si continua a ridere, ma è un umorismo agrodolce, meno tambureggiante che negli altri due. Questo anche perché Gunn qui ha optato per uno sviluppo della trama lontano dal lineare, ma soprattutto per offrirci dei personaggi che non sono più gli stessi che avevamo conosciuto. Il cambiamento appunto, come si diceva.

Un film di formazione a tratti cupo e malinconico

Il film gode fin dal principio di un cattivo molto convincente. Certo, non è un volto molto noto al grande pubblico, ma Chukwudi Iwuji svolge il suo compito in modo egregio, regalandoci un villain di una malvagità pura, adamantina, un megalomane schizzato, variazione interessante del concetto di mancanza di empatia applicata all’ideologia più radicale. Non ha il gelido charme di Kang il Distruttore, che è stata l’unica nota positiva di Ant-Man, grazie al freddo charme di un bravissimo Jonathan Majors, però è più affascinante nella sua concezione della vita umana meccanica e priva di libero arbitrio. In lui risplende una pari volontà di essere fabbro di un universo impossibile, che però abbraccia maggiormente la scienza della politica. Il centro dell’azione è il passato di Rocket, che Gunn ci illustra come una sorta di inferno distopico, dalle tinte fortemente horror, un mix tra John Carpenter e Papillon per intenderci. Vi è un connettersi al dramma esistenziale più profondo, con un contrasto tra il concetto di singolo e quello di collettività, che si fa sempre più marcato a mano a mano che il tempo scorre.

Il miracolo di James Gunn è quello di guidarci per mano mentre ci ricorda che i Guardiani della Galassia non sono diventati una famiglia per caso, ma reietti, esseri spezzati, segnati nel profondo e quindi capaci di comprendersi. Impagabili gli scambi di battute tra Drax e Mantis, con Chris Pratt che continua a decostruire l’eroe classico, la Nebula di Karen Gillian che è protagonista di un percorso di completamento emotivo molto interessante. Certo, a voler trovare un difetto evidente, Adam Warlock appare fin troppo depotenziato e modificato, reso una sorta di Bart Simpson con i superpoteri, a lungo andare risulta anche abbastanza fastidioso.

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