lunedì, Giugno 24, 2024

Asteroid City di Wes Anderson: un alieno (non) ci salverà

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Un drammaturgo ricrea su un palcoscenico teatrale una cittadina desertica nel bel mezzo della Monument Valley americana, Asteroid City, dove si fanno continui testi di bomba atomica e studi astrofisici di alto livello. Siamo negli anni 50, un prologo, tre atti, e un epilogo ci raccontano una famiglia reduce da un lutto, un’attrice intenta a provare le sue scene e un’intera comunità alle prese con un inaspettato (quanto simpatico) incontro del terzo tipo.

Nel cinema di Wes Anderson arriva un alieno, e nessuno si stupisce perché il suo cinema è sempre stato alieno, outsider, felice portatore sano di diversità variopinte. In questa sua nuova opera, che lo vede tornare in concorso a Cannes due anni dopo The French Dispatch, inserisce tutti i temi, gli attori, gli elementi e i colori che gli sono più cari. Ci troviamo di nuovo di fronte a un film dalla maniacale cura formale, in cui ogni dettaglio e colore è assolutamente voluto e studiato, interpretato da un cast insieme corale e stellare.

Agli attori cari al regista dei Tenenbaum Jason Schwartzman, Adrien Brody, Tilda Swinton, Edward Norton, Willem Dafoe, Jeffrey Wright, Liev Schrieber e Rupert Friend si aggiungono Tom Hanks, Steve Carell, Scarlett Johansson, Bryan Cranston, Steve Carell, Margot Robbie, Hope Davis e Matt Dillon. C’è solo l’imbarazzo della scelta, ogni film di Anderson andrebbe visto anche solo per scoprire la nuova performance che ognuno di loro riesce a offrire alle prese con il proprio bizzarro personaggio di turno. Ironia della sorte – cioè di Wes Anderson, perché nulla sul suo set è lasciato al caso – stavolta a rubare la scena a tutti è un alieno che appare pochi minuti e resta più impresso di tutti.

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