giovedì, Giugno 20, 2024

Lo scrittore Gary Whitta ha le idee chiare sul futuro della fantascienza

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Un esempio recente e incredibile della varietà di scelte presente in un videogioco è Baldur’s Gate 3, che permette di fare due partite potenzialmente differenti in tutto, a seconda di cosa si sceglie.

Sì, avendo lavorato a titoli come the Walking Dead, so cosa c’è dietro. C’è una sorta di schema che mostra tutte le possibili variazioni della storia e diventa quasi un processo scientifico far combaciare tutto. Quando funziona, diventa fantastico per il giocatore arrivare alla fine dopo aver compiuto le proprie scelte, perché sente che quanto vissuto sia stata un’esperienza per lui unica. Dopo aver lavorato a questa tipologia di storie ho ancor più rispetto per chi crea giochi come Baldur’s Gate 3, perché so quanto lavoro c’è dietro e quanto è difficile dare tutta quella libertà ai giocatori.

Un futuro interattivo

Spostiamo il tema della conversazione su fantascienza e videogiochi. Gary è un sostenitore del fatto che il videogioco sia in grado di tirar fuori il potenziale inespresso del genere fantascientifico, portandolo a creare esperienze uniche per i giocatori. Gli abbiamo dunque chiesto cosa potremmo aspettarci in futuro, secondo lui, nel mondo videoludico, specialmente nell’ambito della fantascienza.

Penso che l’elemento interattivo sia destinato a migliorare sempre di più. È già impressionante in diversi titoli, come The Walking Dead, Citizen Sleeper, Disco Elysium e Baldur’s Gate 3. Ci sono davvero tanti giochi che riescono a dare al giocatore gli strumenti per costruire la propria storia in maniera eccellente.

Nonostante questi giochi ottimi a livello narrativo, penso che si stia ancora cercando di capire quale sia il metodo migliore per raccontare storie interattive. D’altronde nel videogioco questa tipologia di narrazione è relativamente nuova, se pensiamo che ad esempio nel cinema si raccontano storie da oltre cento anni. Nei videogiochi invece si è iniziato a sperimentare a livello narrativo da 20, forse 30 anni se vogliamo esagerare, ma si stanno ancora cercando i metodi migliori per sfruttare l’elemento dell’interattività. Man mano che la tecnologia migliorerà e permetterà di fare sempre più cose, anche i giocatori saranno sempre più coinvolti nelle storie, sentendosi davvero al centro del racconto.

Questa è alla fin fine la principale differenza tra film e videogiochi: io ad esempio posso tranquillamente guardare un film horror, ma a un videogioco horror non riesco a giocare, perché nel primo caso non sono direttamente ed emotivamente coinvolto in prima persona, mentre nel secondo sono io, tramite il personaggio che controllo, a essere inserito in una situazione di pericolo e questo rende i videogiochi horror molto più spaventosi dei film. Per questo, tornando a parlare di futuro, credo che con il passare del tempo, a livello artistico, creativo e tecnologico, il videogioco andrà a migliorare sempre più, ampliando di molto il potenziale delle sue storie.

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