venerdì, Giugno 14, 2024

Daisuke Jigen, il film sul pistolero di Lupin III su Prime Video, è da vedere

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Daisuke Jigen è la (ri)scoperta di un personaggio tendenzialmente poco incline all’estroversione che non si è mai lasciato esplorare molto. Esteticamente identico all’omologo a cartoni nei panni dello stropicciato pistolero con la tesa del cappello perennemente calata sugli occhi, Tamayama è un Jigen impeccabile: duro e rude, ma soprattutto in grado di far trasparire l’insospettabile vulnerabilità, dolcezza e iperprotettività di un personaggio sensibile agli abusi sugli indifesi. Questo killer riservato con l’appetito di un diavolo della Tazmania e il vocabolario di un monaco tibetano si rivela un papà ideale. Potrebbe essere il genitore segreto dello Yusuke Urameshi di Yu degli spettri, in virtù dell’abitudine in comune di aiutare segretamente i più deboli e del terrore di entrambi nei confronti della prospettiva di fare sapere che, appena sotto la superficie, sono duri dal cuore tenero. Lo vediamo quasi crollare psicologicamente quando legge il diario di Oto, la cronaca di anni di abusi e traumi, e lo vediamo trasudare gioia in un curioso frangente di idillio familiare nel quale siede a cena con la “nonna” Chiharu e la “nipote” Oto.

Jigen è e resta anche un eroe d’azione, in un yakuza eiga che indugia sulla violenza efferata, eccessiva e abbondante di sequenze d’azione creative. Non è necessariamente lui il protagonista del confronto migliore. L’onore spetta a Adel, in una sequenza degna del miglior action hongkonghese nella quale scivola fulminea sulla sua sedia a rotelle da un lato all’altro di una stanza sterminando una gang di yakuza avversari con la gamba artificiale in grembo. Il suo seducente personaggio, è un mistero che si esprime nelle contraddizioni di una psiche spezzata, quella di una donna disposta a tutto per sopravvivere e nonostante ciò, autodistruttiva. Il duello da western tra lei, che si alza in piedi scostando la sedia a rotelle, e Jigen che libera la mano solitamente impegnata a reggere il cappello per affrontarla, è ostentatamente enfatico e melodrammatico, lo scontro finale di un buon intrattenimento che supera abbondantemente scarse aspettative e uno scarso budget. Bonus: è godibile anche per chi non conosce il mondo di Lupin III.

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