lunedì, Giugno 24, 2024

New York Times: ha fatto causa a OpenAI e Microsoft

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Questione spinosa per Microsoft e OpenAI. Il New York Times, una delle testate giornalistiche più note al mondo, ha denunciato le due società per violazione del copyright, sostenendo che queste abbiano addestrato i propri modelli di intelligenza artificialecopiando e utilizzando milioni” degli articoli pubblicati dalla testata. Più nel dettaglio, come specificato nella denuncia, il New York Times sostiene che i grandi modelli linguistici che alimentano ChatGPT e Copilot siano in grado di “generare un output che recita alla lettera il contenuto del Times, lo riassume fedelmente e ne imita lo stile espressivo”. Di conseguenza, questo non fa altro che minare e danneggiare il rapporto che si è instaurato nel tempo tra il giornale e i suoi lettori, che potrebbero essere attirati da questa proposta alternativa di contenuti, privandolo così di “abbonamenti, licenze, pubblicità e ricavi da affiliazioni”.

Come se non bastasse, la causa intentata dal New York Times sostiene chiaramente che i chatbot e altri sistemi di AI “minacciano il giornalismo di alta qualità”, mettendo a rischio la capacità delle agenzie di stampa di difendere e monetizzare i propri contenuti. Al contrario, però, il rilascio di ChatGPT e Copilot si è dimostrato “estremamente redditizio” sia per Microsoft che per OpenAI. D’altronde, le due società non hanno fatto altro che addestrare l’intelligenza artificiale per produrre contenuti simili a quelli della testata giornalistica, senza però chiedere il permesso per utilizzarne gli articoli in fase di addestramento. O senza aver pensato a un compenso economico da corrisponderle. Secondo la tesi di attacco della testata, le due compagnie sono riuscite a guadagnare cifre notevoli a detrimento del New York Times, che ora rischia di perdere lettori e quote di mercato.

Per tutta risposta, OpenAI si è detta stupita della decisione della testata giornalistica, ammettendo di aver cercato una collaborazione al fine di ottimizzare l’esperienza del chatbot per i suoi utenti. “Rispettiamo i diritti dei creatori e dei proprietari di contenuti e ci impegniamo a lavorare con loro per garantire che beneficino della tecnologia di AI e dei nuovi modelli di entrate”, ha dichiarato un portavoce della compagnia a The Verge. Eppure il New York Times non sembra sentire ragioni, come dimostra la causa intentata contro le due società, ritenute responsabili di “miliardi di dollari in danni legali ed effettivi”. Anzi, la richiesta del giornale è chiara: impedire a OpenAI e Microsoft di addestrare i propri modelli di AI utilizzando i suoi articoli ed eliminare il lavoro dei suoi redattori dai set di dati delle aziende.

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