giovedì, Giugno 20, 2024

Plastica, ne stiamo mangiando sempre di più

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La plastica è sempre più presente negli alimenti che consumiamo, da quelli comprati al supermercato al cibo già pronto dei fast food. Una nuova analisi di Consumer Reports ha individuato alti livelli di plastificanti noti come ftalati, una sostanza chimica usata per rendere la plastica più resistente, in 84 prodotti su 85 diffusi a livello internazionale.

Dagli imballaggi ai nastri trasportatori, ma anche dai guanti o dall’acqua e dal suolo contaminati, sono moltissimi i modi in cui le sostanze plastiche possono entrare nel cibo che poi arriva sulle nostre tavole. E se le autorità stanno agendo, sotto la spinta delle associazioni dei consumatori, per ridurre la contaminazione dovuta al packaging, sono ancora troppo poche le misure assunte per contrastare gli altri tipi di esposizione.

Il rischi per la salute

In particolare, rispetto alle analisi compiute nel 2009, la nuova ricerca di Consumer Reports ha individuato una diminuzione del 79% dei livelli di bisfenoli, un composto antiossidante molto usato negli imballaggi e sopratutto in bottiglie e borracce, su tutti gli 85 prodotti testati. Al contrario, la presenza di ftalati è stata riscontrata in tutti i prodotti tranne uno, il seltz Polar al limone, con livelli molto più alti rispetto ai bisfenoli.

Ftalati e bisfenoli possono avere gravi conseguenze sulla salute, andando ad alterare la produzione e la regolazione degli estrogeni ed altri ormoni e aumentando potenzialmente il rischio di problemi alla nascita, difetti congeniti, lo sviluppo di alcuni tipi di cancro, diabete, infertilità, disturbi dello sviluppo neurologico, malattie cardiovascolari e obesità. Il corpo umano è abbastanza bravo ad eliminarli dal nostro organismo, ma essendo soggetti a un’esposizione costante, la presenza di questi composti nel sangue e nei tessuti cellulari è praticamente continua, rientrando in circolo con la stessa rapidità con cui vengono eliminati.

I rischi dovuti a ftalati e bisfenoli aumentano con l’esposizione continua e si sviluppano lentamente, a volte nel corso di decenni, per questo è più difficile identificarli. “A differenza di un incidente aereo, in cui tutti muoiono in una volta sola, le persone che muoiono a causa di questi problemi muoiono nel corso di molti anni” ha detto a Consumer Reports Philip Landrigan, medico, pediatra e direttore del Programma per la salute pubblica globale e il bene comune del Boston College.

Alti livelli di ftalati sono stati rilevati praticamente dappertutto: nelle pesche sciroppate in scatola dell’italiana Del Monte, nelle bottiglie di plastica della Coca Cola, nel té verde al limone della Lipton, nelle lattine di Pepsi, nel Gatorade, in tutti i legumi e condimenti analizzati, nello yogurt, nel formaggio, nei panini di Burger King e McDonald’s, nella pizza di Domino’s o Pizza Hut, nei cereali Cheerios, nei cibi già pronti, nella carne, nel pesce e nelle verdure. Il motivo, è che esistono pochissime norme che limitino l’uso di queste sostanze chimiche nella produzione alimentare o che impongano ai produttori di testarne la presenza.

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